Alberto Stasi potrebbe presto vedere riscritto il suo destino. Mentre i legali studiano le carte della Procura di Pavia che parlano di "errore giudiziario", l'avvocato Angelo Pisani presenta un’istanza formale di Grazia al Presidente Mattarella e si appella al Papa.
Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni per l’omicidio della fidanzata Chiara Poggi, si trova oggi a un bivio decisivo tra la richiesta di revisione del processo e un’istanza di Grazia presentata al Quirinale.
Il "quadro pesante" della Procura di Pavia
Dopo oltre un anno in regime di semilibertà - diviso tra il lavoro in centro a Milano e il rientro serale al carcere di Bollate - Stasi ha incontrato la sua legale, Giada Bocellari, per analizzare i nuovi atti d’indagine. La Procura di Pavia, infatti, ipotizza che la sua condanna sia stata frutto di una «suggestione» mediatica e processuale, puntando i riflettori su una nuova figura: Andrea Sempio. L'intenzione è accelerare per presentare l’istanza di revisione. Il lavoro della difesa si concentrerà sugli elementi raccolti dagli inquirenti pavesi, che delineano un «quadro pesante» sul nuovo indagato. Stasi, che per scelta non legge i giornali per evitare condizionamenti, punta ora alla piena riabilitazione: non solo la libertà, ma il riconoscimento della propria innocenza.
L'appello al Quirinale e a Papa Leone XIV
Parallelamente al binario legale della revisione, si muove quello umanitario. Angelo Pisani, fondatore dell’Associazione "Potere ai Diritti", ha ufficialmente protocollato una richiesta di Grazia per motivi di umanità indirizzata al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e al Ministro della Giustizia Carlo Nordio. Una copia dell’istanza è stata consegnata personalmente anche a Sua Santità Papa Leone XIV.
Secondo Pisani, il caso Stasi rappresenta uno dei più controversi errori della giustizia contemporanea. «Alberto non ha solo perso Chiara, ma gli sono stati strappati dieci anni di vita e la dignità», si legge nell’istanza. Il documento richiama l’Articolo 87 della Costituzione, invocando la Grazia come strumento per ristabilire un equilibrio laddove il rigore della pena confligge con le evidenze di una possibile ingiustizia.
I tempi della Giustizia
Nonostante l’ottimismo della difesa, i tempi non saranno immediati. La Procura Generale di Milano dovrà esaminare il complesso fascicolo prima di avviare l'iter di revisione. Proprio per evitare che "il tempo della giustizia diventi una sofferenza irreversibile", l’avvocato Pisani sollecita l’intervento del Colle: una misura straordinaria di clemenza in attesa che la verità processuale faccia il suo corso definitivo.
Trent'anni dopo i fatti di Garlasco, la sensazione è che la parola "fine" su questa tragedia non sia stata ancora scritta.
