L'Aula del Consiglio Regionale della Campania ha ospitato la presentazione del libro "Lettere al Garante. Voci dal carcere tra diritti negati, paure e speranze", scritto da Samuele Ciambriello, Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale. Il volume raccoglie le testimonianze dirette e le richieste di aiuto arrivate dai penitenziari negli ultimi otto anni. L'evento ha visto la partecipazione di figure di spicco delle istituzioni regionali, della magistratura e della Chiesa, trasformandosi in un profondo momento di dibattito sulla drammatica situazione del sistema carcerario italiano e sulla necessità di riforme strutturali orientate alla rieducazione.
Oltre 1.400 lettere per chiedere dignità
Negli ultimi otto anni, il Garante campano ha raccolto un archivio di dolore e speranza composto da oltre 1.400 missive scritte dai detenuti. Al centro delle richieste non ci sono sconti di pena, ma il rispetto dei diritti fondamentali. "I detenuti raccontano la realtà carceraria e chiedono condizioni più umane e più dignitose", ha spiegato l'autore Samuele Ciambriello. "Chiedono di poter ricevere una visita medica, incontrare un familiare; insomma, di dover scontare la pena senza essere privati della dignità. Chi sbaglia non deve solo pagare: deve poter cambiare, anche restando in carcere, in comunità o attraverso misure alternative".
Le istituzioni: "Lavoriamo per opportunità concrete"
Il Presidente del Consiglio Regionale, Massimiliano Manfredi, ha confermato la massima disponibilità della Regione Campania nel supportare i percorsi riabilitativi previsti dalla legge, ponendo l'accento in particolare sulla devianza minorile. "Abbiamo di fronte un’emergenza carceri che non è solo un problema di numeri e spazi, ma riguarda soprattutto i più giovani", ha dichiarato Manfredi. "Ogni persona che riusciamo a rieducare nelle carceri è una vittoria dello Stato. La Costituzione parla chiaro: vanno garantite la civiltà e la dignità della condizione carceraria".
A fargli eco l'Assessore alle Politiche Sociali, Andrea Morniroli, che ha definito l'opera un testo fortemente "politico": "Il libro evidenzia come le condizioni attuali non rispettino il dettato costituzionale sul fine rieducativo della pena. Smonta la tendenza securitaria per la quale chi è fragile va semplicemente contenuto, quando invece andrebbe supportato e incluso".
Il nodo del sovraffollamento e la critica alle politiche "carcerocentriche"
Il dibattito ha toccato anche il delicato tema del sovraffollamento e delle scelte legislative recenti. Il Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Napoli, Aldo Policastro, ha espresso perplessità sulla linea dura adottata a livello nazionale. La critica alla linea editoriale del Governo: Secondo Policastro, l'introduzione di nuovi reati, l'aumento delle pene e la riduzione delle misure alternative configurano una strada "carcerocentrica".
Il monito della magistratura: "Il carcere non può essere soltanto punizione e non deve umiliare la persona", ha ammonito il Procuratore. "Se si fa questa scelta, che poco condivido, bisogna comunque far sì che la struttura consenta alle persone di scontare la pena dignitosamente".
Al tavolo dei relatori ha offerto il proprio contributo anche Stefano Anastasia, Garante dei detenuti della Regione Lazio, in un confronto moderato dalla giornalista de Il Mattino, Maria Chiara Aulisio.
L'appello della Chiesa: "Dietro ogni fascicolo c'è una persona"
L'intervento conclusivo dell'Arcivescovo Metropolita di Napoli, il Cardinale Don Domenico Battaglia, ha riportato l'attenzione sulla dimensione umana del problema, ricordando che il libro nasce direttamente dall'ascolto sul campo, tra i corridoi e le celle sovraffollate. "Viviamo in un tempo in cui si parla molto e si ascolta poco, si giudica rapidamente e si comprende raramente", ha sottolineato l'Arcivescovo. "Dietro ogni fascicolo giudiziario c’è sempre una persona. Dietro ogni errore c’è una storia. Dietro ogni condanna c’è un essere umano che porta con sé responsabilità e fragilità, ma anche la possibilità di cambiare".
