Omicidio Grivano: dai raggiri del clan Contini alla pista passionale

Agguato a Porta Capuana, si indaga nella vita privata della vittima

omicidio grivano dai raggiri del clan contini alla pista passionale
Napoli.  

 

Una citazione sul profilo social che oggi suona come una sinistra premonizione: "Hasta la muerte". Accanto, l'immaginario tipico delle periferie, fatto di musica neomelodica che inneggia alla vita di strada, dita che simulano pistole, emoji di armi, catene e sangue. Si presentava così sul web Alessandro Grivano, il 32enne ucciso nella notte tra il 3 e il 4 luglio nel cuore di Napoli, a ridosso di Piazza Garibaldi.

Sposato, padre di due figlie e residente nella storica zona del Borgo Sant’Antonio Abate (il "Buvero"), Grivano è stato centrato da un colpo di pistola esploso a distanza ravvicinata mentre si trovava a bordo del suo scooter in piazza Sant’Anna a Capuana. L'intervento tempestivo dei sanitari del 118 non è bastato: il giovane è deceduto poco dopo l'arrivo dei soccorsi, lasciando la città nell'ennesima notte di piombo.

Il profilo della vittima: dai raggiri agli anziani alla condanna nel 2022

Il nome di Alessandro Grivano non era affatto nuovo agli archivi della Procura di Napoli. Il trentaduenne era rimasto coinvolto in una delle più imponenti inchieste contro le truffe agli anziani, culminata nel novembre del 2019 con oltre venti arresti eseguiti dalla Squadra Mobile. L'inchiesta, avviata nel 2015, aveva scoperchiato una vera e propria holding criminale da 200mila euro a settimana. Un sistema piramidale composto da 11 sottogruppi specializzati nel fingersi avvocati o finti marescialli dei Carabinieri, pronti a estorcere denaro e gioielli ad anziani indifesi simulando finti incidenti stradali occorsi a figli o nipoti.

Stando alle risultanze giudiziarie dell'epoca, quella "batteria" di truffatori operava sotto l'influenza e la regia di esponenti di spicco del clan Contini, cosca egemone nel vasto territorio del Vasto e dell'Arenaccia. All'epoca ventiseienne, Grivano evitò le manette venendo sottoposto all'obbligo di firma. Il processo si era poi concluso nel 2022 con una condanna a 2 anni e 6 mesi di reclusione, sebbene i giudici avessero escluso per lui e per altri imputati l'aggravante della finalità mafiosa (articolo 416-bis 1 c.p.).

Le indagini della Squadra Mobile: la svolta legata alla vita privata

Nonostante il pesante background giudiziario e le frequentazioni con la criminalità organizzata del centro storico, le indagini sull'omicidio di Porta Capuana sembrano muoversi in una direzione diversa. Gli uomini della Squadra Mobile di Napoli, guidati dal primo dirigente Mario Grassia, stanno scavando a fondo nella rete di contatti della vittima. Sebbene non si escluda aprioristicamente alcuna ipotesi, la pista privilegiata in queste ore è quella passionale o legata a un contrasto di natura strettamente personale, slegata dalle dinamiche di spartizione del territorio dei cartelli camorristici.

Gli inquirenti hanno già acquisito le immagini delle telecamere di videosorveglianza pubbliche e private presenti tra via Carbonara, la Ferrovia e l'ex Prefettura. I fotogrammi potrebbero aver ripreso la targa dello scooter dei killer o le fasi immediatamente precedenti e successive all'esecuzione. In Questura si stanno ascoltando parenti, amici e conoscenti della vittima per ricostruire le sue ultime ore di vita e isolare il movente del delitto.

Emergenza sicurezza a Napoli: l'8 luglio arriva il ministro Piantedosi

L'omicidio di Alessandro Grivano si inserisce in un contesto cittadino esasperato. Soltanto ventiquattr'ore prima del delitto, a piazzetta Montesanto, i comitati civici e i residenti avevano dato vita a un flash mob al grido di "Più Stato, meno paura", scesi in strada dopo i recenti fatti di cronaca che avevano visto un uomo aggirarsi armato di kalashnikov durante una rissa.

La scia di sangue riapre violentemente il dibattito sulla sicurezza urbana e il controllo del territorio. La risposta istituzionale è attesa per mercoledì 8 luglio, giorno in cui a Napoli si riunirà un comitato straordinario per l'ordine e la sicurezza pubblica presieduto direttamente dal ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi. Proprio in queste ore, il titolare del Viminale ha voluto lanciare un messaggio di fermezza: "In Italia non c'è spazio per impunità e zone franche. I responsabili delle azioni criminali avvenute a Roma, a Napoli e altrove vengono tempestivamente individuati e risponderanno dei loro comportamenti a norma di legge."

Resta da capire se le risposte del Viminale basteranno a placare la forte tensione sociale in una città che si è scoperta nuovamente vulnerabile.