"Fate presto": lo spettro della bomba sociale a Napoli

Disoccupati occupano la facciata del Consiglio Comunale

fate presto lo spettro della bomba sociale a napoli

Dopo le clamorose proteste in Duomo, al Mann e in Piazza del Gesù il movimento si è recato a Via Verdi

Napoli.  

Un grido d’aiuto e di rabbia che affonda le radici nella storia più drammatica della città. "Fate presto": l’iconico titolo del mattino all'indomani del terremoto del 1980 è apparso questa mattina su un enorme striscione srotolato sulla facciata del Consiglio Comunale di Napoli. A firmare la protesta sono i movimenti dei disoccupati napoletani, esasperati dall'ennesimo stallo burocratico che congela il loro futuro. L'azione di oggi è solo l’ultimo tassello di una mobilitazione permanente che nei giorni scorsi ha già visto blocchi stradali e l'occupazione simbolica del Museo Archeologico Nazionale (MANN), la protesta nel Duomo e infine quella in Piazza del Gesù in occasione del comizio del centrosinistra con Schlein e Conte a Napoli. Al centro della contesa c'è lo stop improvviso ai progetti di inserimento lavorativo.

Il caso: perché i tirocini sono stati bloccati?

La protesta nasce dalla sospensione improvvisa dei tirocini formativi, congelati a pochissime ore dalla loro partenza ufficiale da Sviluppo Lavoro Italia (ex Anpal Servizi) e dal Ministero del Lavoro. Il motivo del blocco risiederebbe in alcune presunte anomalie procedurali e amministrative riscontrate nei passaggi burocratici. Una decisione che i rappresentanti dei lavoratori definiscono inaccettabile, chiedendo immediata chiarezza sulle responsabilità:

"Abbiamo il diritto e pretendiamo di conoscere le tempistiche e le modalità di ripresa del progetto. Se ci sono responsabilità vanno individuate, ma si riprenda subito il percorso intrapreso e non si scarichi sulle spalle dei tirocinanti, lavoratori e lavoratrici".

Il retroscena politico: l'appello al Campo Largo e al Centrodestra

La vertenza dei disoccupati rischia di trasformarsi in un terreno di scontro politico nazionale. Mercoledì scorso, in occasione del comizio del Campo Largo a Piazza del Gesù, i portavoce dei manifestanti sono riusciti a strappare un colloquio con i leader nazionali di Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra (AVS). Tuttavia, il movimento rifiuta strumentalizzazioni e punta a un coinvolgimento bipartisan per evitare che le 1.200 famiglie coinvolte diventino ostaggio dei posizionamenti dei partiti:  I manifestanti hanno già annunciato la richiesta di un incontro urgente con i responsabili locali e nazionali dei partiti di governo (Fratelli d'Italia, Forza Italia e Lega). L'obiettivo: blindare i fondi e i progetti, impedendo che i vizi di forma amministrativi vengano usati come pretesto per un annullamento definitivo del piano.

Cronaca di una "bomba sociale" pronta a esplodere

La situazione occupazionale a Napoli resta un nervo scoperto della politica locale e nazionale. Dietro i tecnicismi e i rimpalli di responsabilità tra ministeri ed enti attuatori, ci sono 1.200 famiglie che attendevano l'avvio dei contratti per uscire da una condizione di precarietà cronica. I movimenti non nascondono che la soglia di tolleranza è stata ampiamente superata. "Non si accetterà un annullamento del progetto strumentalizzando politicamente anomalie procedurali che nulla hanno a che vedere con la vita, il futuro e la rabbia di 1200 famiglie", avvertono i portavoce. La tensione sotto i palazzi della politica partenopea resta altissima: la "bomba sociale" è innescata e i margini di mediazione si stringono ogni ora di più.