Migranti, il tribunale di Napoli sospende il fermo della Sea-Watch 5

Accolto in via cautelare il ricorso dell’Ong: stop revocato e multa da 7.500 euro sospesa

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Il Tribunale di Napoli ha sospeso in via cautelare il fermo di 45 giorni imposto alla nave umanitaria dopo il soccorso di sei persone in acque internazionali. Sea-Watch rivendica la scelta di non coinvolgere le autorità libiche

Napoli.  

Il Tribunale di Napoli ha sospeso il fermo amministrativo della Sea-Watch 5, la nave della Ong tedesca Sea-Watch bloccata dopo un'operazione di soccorso compiuta il 13 agosto nel Mediterraneo centrale. Sospesa anche la sanzione da 7.500 euro. Si tratta di una decisione cautelare, che consente alla nave di tornare operativa prima della scadenza dei 45 giorni di stop, mentre resta da definire il giudizio sul merito del ricorso.

Il provvedimento originario era stato adottato contestando alla nave il mancato rispetto degli obblighi previsti durante le operazioni di ricerca e soccorso. La Sea-Watch 5, battente bandiera tedesca, aveva recuperato sei persone in acque internazionali il 13 agosto. Dopo il soccorso le autorità italiane avevano assegnato Napoli come porto di sbarco. La nave vi era arrivata con sei migranti, tre dei quali minori stranieri non accompagnati.

La contestazione sulla Libia

Al centro della vicenda c'è il mancato coinvolgimento delle autorità libiche. Sea-Watch ha sempre sostenuto di avere informato l'Italia e altri Paesi europei, ma di non avere comunicato il soccorso al centro libico competente. L'organizzazione afferma che, dopo il salvataggio, il proprio equipaggio sarebbe stato minacciato da uomini armati a bordo di un'altra imbarcazione.

Di segno opposto la posizione espressa il 23 agosto dal ministro dell'Interno Matteo Piantedosi. Il titolare del Viminale, annunciando il fermo di 45 giorni e la multa da 7.500 euro, aveva sostenuto che la nave non avesse rispettato gli obblighi di legge e aveva ribadito che le attività di soccorso devono essere coordinate dagli Stati competenti.

La normativa richiamata è quella introdotta dal decreto legge 1 del 2023, poi convertito nella legge 15 del 2023, spesso indicata nel dibattito politico come decreto Piantedosi. Tra le condizioni previste dalla disciplina figura la comunicazione immediata delle operazioni di soccorso al centro di coordinamento competente nell'area interessata e allo Stato di bandiera, insieme al rispetto delle indicazioni impartite dalle autorità secondo gli obblighi internazionali.

La decisione cautelare di Napoli

Secondo quanto comunicato da Sea-Watch, il Tribunale di Napoli ha accolto in sede cautelare la richiesta di sospensione, fermando sia l'immobilizzazione della nave sia la sanzione pecuniaria. L'Ong interpreta la decisione come una conferma delle proprie contestazioni alla misura amministrativa. Non è però ancora una pronuncia definitiva sulla legittimità del provvedimento: il giudizio cautelare serve a stabilire se le sanzioni debbano produrre effetti mentre la controversia prosegue.

L'organizzazione sostiene che collaborare con le autorità libiche possa determinare il ritorno delle persone soccorse in Libia, circostanza che considera incompatibile con gli obblighi di soccorso e con il principio di non respingimento. È la posizione della Ong, che dopo la decisione ha ribadito l'intenzione di proseguire le operazioni nel Mediterraneo.

Il confronto sulle navi umanitarie

Il caso della Sea-Watch 5 si inserisce nel più ampio contenzioso tra il governo e le organizzazioni impegnate nel soccorso in mare. Negli ultimi anni diversi provvedimenti di fermo disposti nei confronti delle navi delle Ong sono stati impugnati davanti ai tribunali, aprendo un confronto giuridico sull'applicazione delle norme italiane alle operazioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo.

Con la sospensione decisa a Napoli, la Sea-Watch 5 può dunque lasciare l'ormeggio e tornare alle attività di soccorso. Il passaggio successivo sarà quello giudiziario: sarà il procedimento sul merito a stabilire definitivamente se le contestazioni formulate dalle autorità italiane e le relative sanzioni fossero legittime.