di Siep
Sono pronti alla protesta, alla serrata pur di scongiurare l’incubo dei sotterranei. Cunicoli e tombini, fogne e camminamenti da cui i ladri riescono a creare percorsi precisi, per rapine lampo e messe a segno e sventate, in una escalation che sembra senza fine nelle vie del lusso di Napoli.
Sale la rabbia dei commercianti a Chiaia, via De Mille, via Filangieri e Toledo dopo l’ennesimo furto. Ieri il colpo nella storica Boutique di Eddy Monetti. Una cosa è certa: se i lavori per la messa in sicurezza non verranno fatti da loro, allora li faranno loro, gli esercenti, ma serve la mappatura completa per poter intervenire. Perchè i ladri si muovono nelle fogne, invisibili, sbucano fuori dal pavimento e ritornano nel sottosuolo dopo aver rubato preziosi e abiti di lusso.
Conoscono il sottosuolo a menadito e, una volta bloccati gli ingressi canonici dalla strada, magari bloccando le saracinesche con la colla, hanno tutto il tempo per scappare. Oggi in Prefettura l’incontro per discutere delle misure di sicurezza adeguate al rischio di questi ultimi giorni. Chiederanno maggiori controlli e forze i referenti di categoria. Ma soprattutto servono ispezioni accurate dei sottosuoli e controlli continui di notte delle forze dell'ordine. Senza dimenticare la necessaria piantina dei cunicoli.
La lista dei colpi dal sottosuolo è lunga, troppo lunga e con una inquietante precisione ha interessato i negozi delle vie del lusso. C’è stato il colpo tentato da Bulgari lo scorso luglio. Ma andando indietro nel tempo si ricorda il colpo da Bruno & Pisano nel 2014, nella tabaccheria di Chiaia ad aprile 2016 e da Fendi, dove però i criminali entrarono sfondando la vetrina con un piccone lo scorso agosto.
Lungo è anche l’elenco di tunnel rinvenuti dalle forze dell’ordine solo nell’ultimo anno, ognuno dei quali corrisponde a un colpo sventato. Si sa com'è il negozio quando a sera si chiude e non si sa mai in che condizioni sarà il mattino seguente, insomma. Un incubo. In pochi mesi nell'area. La «banda del buco» conterebbe secondo gli inquirenti una ventina di professionisti che si dividono in tre o quattro paranze, oltre a vari complici e fiancheggiatori.
