di elleti
E' un arresto eccellente quello eseguito questa mattina a Napoli dagli agenti della guardia di finanza. E' finito in manette l'imprenditore campano Alfredo Romeo. E' indagato per un episodio di corruzione riferito all'inchiesta Consip (nei suoi confronti anche l'ipotesi di associazione per delinquere).
Nella ricostruzione degli inquirenti, l'imprenditore avrebbe pagato a un manager pubblico grosse somme di denaro in cambio di informazioni. Informazioni che lo avrebbero poi favorito nell'assegnazione di alcuni bandi di gara. I magistrati hanno anche disposto il sequestro patrimoniale di 100mila euro. La somma che sarebbe stata versata per la corruzione.
L'imprenditore, 66 anni, è ora recluso in una cella del carcere romano di Regina Coeli.
Le accuse nei suoi confronti sono state ipotizzate sulla base delle dichiarazioni fornite dall'alto dirigente della Consip, Mario Gasparri (il funzionario corrotto). Le ha riferite nel dicembre scorso ai due piemme che conducevano l'inchiesta: Henry John Woodcock e Celeste Carrano.
Le indagini sono state – subito dopo – trasferite per competenza territoriale agli inquirenti della procura di Roma.
Il provvedimento di custodia cautelare in carcere è stato eseguito questa mattina dagli uomini del comando di Tutela ambientale dei carabinieri di Napoli e dai finanziari del Nucleo di polizia tributaria.
L'indagine riguarda dunque la Consip, la società per azioni del ministero dell'Economia incaricata dell'acquisto di beni e servizi delle amministrazioni pubbliche.
Nel registro degli indagati è stato iscritto anche Luca Lotti (abuso d'ufficio e favoreggiamento), attuale ministro dello sport e fidatissimo di Matteo Renzi. Insieme a lui anche il comandante generale dei carabinieri, Tullio Del Sette, il comandante della legione Toscana dei carabinieri, Emanuele Saltalamacchia e il padre di Matteo Renzi, Tiziano, che deve rispondere di traffico di influenze illecite.
I fatti. L'inchiesta riguarda in particolare l'assegnazione di tre lotti – nei quali Romeo è risultato primo - in una gara che ne prevedeva diciotto. Ma quei tre lotti da soli valgono 609 milioni (il complessivo supera i due miliardi e mezzo di euro).
Nell'ipotesi formulata dagli inquirenti, Romeo sarebbe dunque il presunto corruttore di un manager Consip. Una corruzione messa in atto per aggiudicarsi un appalto enorme.
Ma chi è Alfredo Romeo, l'imprenditore originario di Cesa, in provincia di Caserta, al centro di questa maxi indagine e uomo ovunque nella storia recente del capoluogo campano (basti ricordare le non tanto velate accuse di de Magistris su presunti dossier...).
Viene considerato un uomo schivo, con pochi amici e zero vita mondana. Uno che non vuole apparire, insomma.
Controlla un impero (e ventimila dipendenti), dall'ufficio della Romeo Gestione, al centro direzionale. Oltre alla Romeo Immobiliare (fondata nel 1979), ci sono la Romeo Investimenti, la Romeo Alberghi e la Romeo Partecipazioni. Tutte collegate al Gruppo Romeo. Ha fornito servizi a Palazzo Chigi, al Quirinale, alla Corte dei Conti, agli aeroporti di Linate e Malpensa, all’Atm di Milano, ai palazzi di giustizia della Campania.
Oltre naturalmente al Comune di Napoli. E qui la situazione è esplosa. Il culmine è una inchiesta del 2008. Al centro delle indagini la Global Service. Indagine che gli costò 75 giorni di carcere a Poggioreale, dodici capi d'imputazione e una assoluzione piena, «perché il fatto non sussiste».
Da allora Romeo è stato costantemente nei radar degli inquirenti.
Lo scontro con De Magistris è tutto sulla gestione del patrimonio immobiliare del comune di Napoli. Era nelle mani di Romeo, gli è stato sottratto dal sindaco (ed era stato uno dei cavalli di battaglia in campagna elettorale).
Lo scontro tra i due non si è mai fermato. Anzi, viene quasi ostentato. Palazzo San Giacomo ha anche denunciato per peculato l'imprenditore. Ma è andata male agli amministratori. Romeo è riuscito a capovolgere l'accusa, costringendo il comune a restituirgli venti milioni.
