I riflettori dell'economia e della politica nazionale si accendono oggi su Napoli. Alle ore 17, presso la Domus Ars, il Direttore della Svimez, Luca Bianchi, presenterà il Rapporto 2025 sull'economia e la società del Mezzogiorno. Un evento che trascende il dato tecnico per assumere un peso politico rilevante: a concludere i lavori sarà infatti il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, che in questa occasione incrocerà il Presidente della Regione Campania Roberto Fico e il Sindaco Gaetano Manfredi.
Un "faccia a faccia" tra i vertici del Movimento e i massimi esponenti delle istituzioni locali che avviene in un momento cruciale per il Mezzogiorno, sospeso tra l'effetto trainante del PNRR e criticità strutturali che sembrano insormontabili.
I dati del Rapporto: il "sorpasso" del Pil e il nodo PNRR
Dal Rapporto Svimez emerge un Mezzogiorno a due velocità. Nel quadriennio 2021-2024, il Sud ha mostrato una resilienza inaspettata: il Pil è cresciuto dell'8,5%, superando la media nazionale del 6,3%. Questo scatto è stato alimentato dal boom delle costruzioni (+32%) e da una manifattura dinamica (+13,6%). Le stime per il futuro prossimo confermano il trend: 2025: Sud +0,7% contro il +0,5% del Centro-Nord. 2026: Sud +0,9% contro il +0,6% del Centro-Nord. Tuttavia, gli esperti avvertono: questa crescita è strettamente legata ai cantieri del PNRR. Nel 2027, con il rallentamento degli investimenti pubblici, il Centro-Nord è destinato a tornare in testa (+0,9% contro +0,6% del Sud).
Il paradosso: 100mila nuovi posti, ma 175mila giovani in fuga
Il dato più allarmante riguarda il capitale umano. Nonostante nel Mezzogiorno si siano creati quasi mezzo milione di posti di lavoro tra il 2021 e il 2024, il Sud continua a svuotarsi. Nell'ultimo triennio, 175mila giovani hanno lasciato il Mezzogiorno verso il Nord o l'estero. La fuga dei laureati costa al Sud 8 miliardi di euro l'anno in termini di investimenti formativi persi. Chi resta spesso cade nella trappola dell'occupazione precaria. I salari reali al Sud sono crollati del 10,2% dal 2021, contro l'8,2% del Nord. I "lavoratori poveri" nel Mezzogiorno sono ormai 1,2 milioni.
Sfide e scontro politico: Autonomia e Infrastrutture
La presentazione di oggi sarà terreno di confronto anche sui temi caldi dell'agenda di governo. La Svimez evidenzia come le pre-intese sull'Autonomia Differenziata rischino di compromettere gli sforzi del PNRR per ricucire il Paese, frammentando i diritti di cittadinanza. Mentre i Comuni meridionali si dimostrano protagonisti nell'attuazione dei progetti (con 3 cantieri su 4 in fase esecutiva), restano abissali i divari nell'accessibilità ai servizi: l'indice di accesso agli ospedali al Sud è pari a 68, contro il 132 del Nord.
L'incontro di oggi, moderato dall'europarlamentare Pasquale Tridico, si preannuncia dunque come un momento di sintesi fondamentale per capire se il diritto a restare, il "right to stay", invocato dal Rapporto potrà finalmente diventare realtà.
Due sono i pilastri analizzati con particolare attenzione: l'evoluzione della Zes Unica e l'inquietante geografia del riciclaggio mafioso.La nascita della Zona Economica Speciale Unica per il Mezzogiorno viene letta come il tentativo più ambizioso di trasformare la politica industriale in chiave territoriale. I primi riscontri mostrano una macchina amministrativa in accelerazione con tempi autorizzativi passati mediamente da 98 a 54 giorni.Tra marzo 2024 e novembre 2025 sono state rilasciate 865 autorizzazioni, attivando investimenti per oltre 3,7 miliardi di euro. Puglia, Campania e Sicilia si confermano i poli più reattivi, mentre faticano Sardegna, Abruzzo e Basilicata.
Settori chiave: Sebbene l'agroindustria e l'automotive restino dominanti, crescono i progetti legati a elettronica, ICT e Cleantech. La conferma del credito d'imposta Zes fino al 2028 nella Legge di Bilancio 2026, con oltre 4 miliardi stanziati, offre alle imprese quella stabilità necessaria per una programmazione di lungo periodo.
Criminalità: 61 miliardi "ripuliti" nell'economia legale
Il Rapporto Svimez 2025, in collaborazione con la Guardia di Finanza, scatta una fotografia spiazzante sulla penetrazione delle mafie nel tessuto produttivo italiano. Il dato principale è imponente: 61,4 miliardi di euro riciclati negli ultimi 15 anni. Contrariamente ai luoghi comuni, il denaro sporco non resta dove viene generato:l'80% dei capitali illeciti finisce al Centro-Nord. Nello specifico, 29,8 miliardi sono stati investiti nelle regioni settentrionali e 20,3 miliardi in quelle centrali, contro gli 11,3 miliardi rimasti nel Mezzogiorno.Le regioni più colpite dalle infiltrazioni sono Lazio, Toscana, Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte. Il Nord guida anche per numero di denunce per riciclaggio (oltre 14.300), segno di una criminalità che si mimetizza perfettamente nei mercati più dinamici.
Il controllo del territorio al Sud
Se i capitali volano al Nord, al Sud la presenza mafiosa resta legata al controllo sociale e territoriale. Il Mezzogiorno registra il record di denunce per usura (2.739), a fronte delle circa 1.400 del Nord. Questo reato è considerato il principale indicatore del radicamento storico delle organizzazioni, che utilizzano l'intimidazione per garantire potere e consenso nelle aree di origine.
