La Dia ha sequestrato 20 mln di euro nei confronti dei fratelli Potenza (Bruno, Salvatore e Assunta), imprenditori del napoletano. Il sequestro ha interessato numerosi immobili, 6 società e 3 partecipazioni societarie (tra le quali il ristorante "Donna Sophia nel centro di Milano e la sala ricevimenti già nota come Villa delle Ninfe a Pozzuoli), auto, 66 depositi bancari nazionali ed esteri e 5 polizze. Le indagini sono cominciate già nel giugno del 2011 con l’arresto dei fratelli insieme al capostipite Mario, già destinatario di un provvedimento emesso dal Tribunale di Napoli, sempre nel giugno 2011, che vide il sequestro di beni per un valore di 10 milioni di euro, di cui ben otto milioni in banconote ritrovate nel corso di una perquisizione nella sua abitazione, nascoste fra le intercapedini delle mura domestiche. Con le nuove indagini patrimoniali, si è acclarato che una parte consistente delle principali attività di ristorazione del lungomare di via Caracciolo e del quartiere di Chiaia servivano per riciclare il denaro. Le indagini sono state possibili anche grazie alla collaborazione di diversi pentiti che hanno raccontato dell’attività di riciclaggio della famiglia Potenza tra Napoli e Milano. E' emerso come i Potenza abbiano impiegato in imprese economiche ed immobiliari il denaro proveniente da attività illecite (usura, estorsioni, riciclaggio e associazione per delinquere), proseguite anche dopo il decesso del capostipite Mario Potenza. Le indagini si sono estese anche in Svizzera attraverso una rogatoria internazionale che ha riguardato ingenti somme di denaro che la famiglia Potenza, secondo l’accusa, aveva messo al sicuro presso l’istituto di credito Bsi Bank di Lugano.
