Cirillo, il politico in impermeabile, e i soldi in valigetta

L'unico segreto svelato dal processo di Appello nel '93 seppellito da una ordinanza del Presidente

Il figlio dell'assessore svelò un nome importante della politica

Napoli.  

di Federico Festa

Immacolata Iacone, compagna di don Rafele, scelse la prima udienza del processo di Appello per chiedere di poter avere un figlio. In un'aula al secondo piano dell'allora ancora attivo tribunale di Castel Capuano (era il giugno del 1993), soffocata dal caldo e dalle persone, il presidente Valanzano diede conto delle parti costituite aprendo il processo poco dopo le 9.

Fu poco più che una sceneggiata. Non cadde alcuno dei pesanti veli che vennero calati sul giudizio di primo grado. Con una ordinanza secca e perentoria, il presidente negò, una ad una, le testimonianze che avrebbero potuto far riaffacciare sulla “scellerata trattativa” i fantasmi di una Repubblica ipocrita fin nel midollo, capace con la linea della fermezza di mandare al macello Aldo Moro, e poco dopo svendere Stato e Democrazia per liberare l'uomo che da decenni gestiva gli affari della Dc ed aveva fra le mani i fondi per la ricostruzione, per i quali “Napoli terremotata” è stata la più grande invenzione del dopoguerra.

Ma in quell'aula uno dei tanti misteri che ancora oggi i più ritengono non sciolti venne, al contrario, svelato. Quell'uomo alto e con l'impermeabile bianco che aveva consegnato alla diccì napoletana i soldi raccolti. Miliardi in contanti che erano stati prelevati direttamente dal caveau di un istituto di credito. Il figlio di Cirillo, chiamato al banco dei testimoni, ne fece nome e cognome. Un politico di alto rango. In quel contesto, che analizzata trattative, falsi agenti segreti che entravano ed uscivano dal carcere di Ascoli Piceno, lo Stato che chiedeva aiuto a Rosetta Cutolo perché intercedesse con il fratello per far liberare l'assessore regionale, convincendo in qualche modo i brigatisti, quel dettaglio passò sotto silenzio. Preso da solo, oggi, sarebbe come un colpo di cannone in una stanza.

Ma l'ordinanza Valanzano destinò quel dettaglio all'impronunciabilità e che a questo punto è tra le braccia di quel diritto all'oblìo di cui anche i caini possono avvalersi.