di Simonetta Ieppariello
Interpretava l'uomo che per testare il coraggio dei ragazzini aspiranti camorristi gli faceva indossare un giubbotto antiproiettile e sparava. Per gli inquirenti è uno dei tre componenti del gruppo che dirigeva la 'piazza di spaccio' legata al gruppo della Vanella Grassi nelle "Case dei Puffi" a Scampia. I carabinieri del nucleo operativo della compagnia Napoli Stella hanno arrestato Salvatore Russo, attore nel film "Gomorra" di Matteo Garrone.
E' il settimo attore arrestato dal 2012, ossia dopo la fine del film datato 2008. Il primo fu proprio uno dei ragazzi sottoposti alla prova del fuoco da Salvatore Russo.
Dieci anni fa, in quel film che vinse la Palma d’Oro a Cannes, era l’uomo che puntava la pistola al petto dei ragazzini, quello che premeva il grilletto chiedendoli se si sentissero uomini, se avessero paura. Poi lo sparo in quell’assurda prova di forza, scena cult del film di Matteo Garrone “Gomorra”.
Sparava per formare le future vedette, pusher, uomini del sistema dello spaccio organizzato.
Da attore di un film premiato a Cannes alle manette. E’ stato così arrestato Salvatore Russo, detto «totoriello», 55 anni, al termine del blitz dei carabinieri della compagnia Stella nel Lotto P di Scampia (le famigerate case dei puffi). Non si tratta di una novità per Russo, che venne arrestato una prima volta nel 2016, nel corso di un altro blitz dei carabinieri, sempre lì nella casa dei puffi: venne colto in flagranza.
Insomma dalla realtà alla fiction il passo sembra fin troppo breve.
Indagini che hanno fatto luce su una struttura criminale, una vera e propria filiera dedita all’approvvigionamento, alla gestione e alla vendita di stupefacenti che reclutava corrieri, spacciatori e soggetti incaricati della sola detenzione della droga da smerciare al dettaglio.
Una operazione che conferma il ritorno dello spaccio della droga tra le Vele di Scampia, il narcorione più famoso.
Intanto si indaga sull’omicidio di Salvatore d’Orsi, trucidato a colpi di pistola e morto dopo ore in ospedale al Lotto Zero.
Nessun testimone, niente telecamere, ma la dinamica parla di un agguato di camorre dove i nuovi clan stanno cercando di riorganizzarsi per prendere il posto delle vecchie cosche rese più deboli da arresti e agguati. L’uccisione di Salvatore d’Orsi, “Poppetta”, il ragazzo di 28 anni colpito a morte lunedì sera a Ponticelli, potrebbe avere un suo perchè nel violento scontro per il controllo delle piazze di spaccio. Semplici ipotesi al vaglio degli inquirenti.
