di Siep
Sarebbe stata una grave infezione celebrale ad aver causato il ricovero urgente di Antonio M. E., 20enne figlio di un elemento di spicco di un clan egemone al Pallonetto di Santa Lucia nel centro di Napoli.
E’ finito in coma ed è stato trasferito d’urgenza dal carcere di Poggioreale al reparto di rianimazione prima del San Paolo ora del Cotugno.
Secondo parenti e fidanzata quei dolori il ragazzo avrebbe iniziato a lamentarli da circa venti giorni.
I familiari presenti al nosocomio hanno raccontato all’attivista Pietro Ioia che il ragazzo aveva accusato da tempo dei forti dolori alla testa. In carcere sarebbe stato curato soltanto con l’ausilio di anti dolorifici, finché ieri Elia non è improvvisamente svenuto cadendo al suolo e perdendo conoscenza.
“Questo ragazzo detenuto nel carcere di Poggioreale, è vittima della malasanita che da anni esiste nelle nostre carceri, il mostro di cemento è sinonimo di malavita, malasanità, e morte“, queste le parole di Pietro Ioia pubblicate sul suo profilo Facebook.
Parla dunque Pietro Ioia, presidente dell’associazione Ex Detenuti Organizzati Napoletani e autore del libro “La Cella Zero”, ispirato alla vicenda che vede imputati alcuni agenti di polizia penitenziaria di Poggioreale, accusati di presunte violenze ai danni dei carcerati. «In carcere di malattia si muore», tuona Ioia, che giovedì 10 maggio sarà tra i promotori del sit-in all’esterno del Tribunale, dove si terrà l’udienza per il processo ai secondini accusati di essere stati aguzzini della cosiddetta cella zero.
