Una partita di calcio di ragazzini che si trasforma in una guerra. E' la denuncia che arriva da una scuola calcio di Napoli, la Barone Calcio/Caravaggio . Sui social infatti la pagina della Scuola Calcio denuncia che in una gara di miniallievi del 2003 al campo San Gennaro della Sanità, contro lo Spaccanapoli Sporting, dopo aver perso sul campo e aver intrapreso la via del ritorno, il mini bus della squadra è stato circondato da ragazzi in motorino che hanno iniziato a colpire il mezzo con mazze e bottiglie di vetro.
L'episodio è stato denunciato anche dall'allenatore della squadra, Vincenzo Bottiglieri che ha raccontato: “Grazie a Vincenzo Barone, persona che stimo profondamente e che reputo come un fratello, ho avuto l'opportunità di allenare in una scuola calcio.
In questi anni trascorsi alla Barone Calcio, ho sempre cercato di dare continuità al mio modo di essere sia come persona che come istruttore.
Ho sempre costruito con i ragazzi un rapporto limpido, basato su regole, dialogo e fiducia.
Ho avuto l'oppotunità di costruire, da zero, circa 3 anni fa, il gruppo 2001. Li ho fatti diventare squadra e la mia vittoria più grande con loro è stata diventare il loro punto di riferimento, un fratello maggiore, uno zio. Una persona su cui sapevano di poter contare sempre e per qualsiasi problematica, anche extracalcistica.
Come persona credo che ho sempre amato raccogliere le sfide. L'anno dopo la sfida si chiama categoria 2004.
Anche con loro il medesimo lavoro svolto con la categoria precedente, anche con loro l'obiettivo di aiutarli a maturare, dargli delle regole e far sì che percepissero la mia figura sia come istruttore, ma anche padre e punto riferimento.
Luglio 2018. La mia terza sfida: Categoria 2003.
Sono stati un gruppo che mi ha scelto, che ho scelto, e che Vincenzo Barone mi ha dato l’opportunità di allenare.
Tutto inizia sotto i migliori auspici: Barone che da l'opportunità ai ragazzi, e di riflesso anche a me e allo staff, di esser tesserati Caravaggio (società satellite del Benevento Calcio); i ragazzi che rinunciano, ad agosto, alle giornate al mare per iniziare la preparazione estiva; amichevoli disputate nella massima e sana competizione sportiva; un campionato iniziato nella medesima maniera e anche con loro la continuità del lavoro svolto con le precedenti categorie.
17 marzo 2019.
Questa è la data che, per me, segna un punto di non ritorno nel calcio giovanile e nella nostra società in generale.
A fine gara il nostro pulmino viene assalito, con il tentativo fallito di accerchiarici, da 10/15 motorini con pietre, mazze. Istintivamente sono saltato addosso ad un mio ragazzo per proteggerlo e urlato, contemporaneamente allo staff presente, ai ragazzi di abbassarsi e allontanarsi per quanto potevano dai vetri, chiamando nell'immediato il 112.
Raccontarlo non rende, forse, bene l'idea, ma sono stati 3/4 minuti di panico.
Una paura mai provata prima d'ora nè da giocatore nè da istruttore.
La giornata di domenica è finita con un pomeriggio trascorso dai carabinieri e a pensare quanto accaduto.
A mente fredda, io papà di 3 ragazzi e due dei quali giocano a calcio, posso affermare con tutta tranquillità e senza vergogna che mi sono sentito male, vuoto, basito, impotente nel pensare ciò che sarebbe potuto accadere ai miei ragazzi e a tutti noi e che per pura fatalità non è avvenuto. Ho trascorso la notte a pensare e ripensare piangendo a tutto ciò.
Quando ho raccontato tutto a mia moglie e ai miei figli, che mi guardavano sotto shock, lei mi ha detto: "Enzo ma chi te lo fa fare. Lascia tutto".
Ci ho pensato davvero a lasciare questo mondo, ma quest'idea subito l'ho accantonata. L’ho fatto per l'amore che provo per questo sport, ma soprattutto per i MIEI ragazzi che ora più che mai hanno bisogno di me per superare insieme quest'esperienza che difficilmente si dimentica.
