Tre clan, una alleanza lunga decenni, una confederazione che controllava la città di Napoli dal traffico di droga, al racket, passando per le truffe assicurative, le estorsioni sui migranti e il controllo completo dell’ospedale San Giovanni Bosco, diventato la sede logistica degli affari sporchi della camorra che controllava Napoli, l’intera area metropolitana. Particolari inquietanti emergono dall'inchiesta della Procura di Napoli che ha fatto scattare oltre 126 arresti tra i clan Licciardi, Contini e Mallardo: il cartello lucrava sui pazienti morti falsificando i documenti per farli dimettere. E la ministra alla Sanità Giulia Grillo chiede di sciogliere l'ospedale San Giovanni Bosco per infiltrazioni camorristiche. E' il nosocomio balzato più volte alle cronache per la presenza di insetti nei reparti e per infiltrazioni nella gestione del parcheggio.
Chi aveva necessità di riavere quanto prima la salma di un proprio congiunto deceduto non doveva fare altro che rivolgersi agli uomini del clan. Versando 500 euro, la camorra falsificava i documenti attestando che il paziente, che in realtà era morto, era invece vivo e poteva anche essere dimesso. I congiunti, a questo punto, se lo potevano portare a casa con un'ambulanza. Interfacciarsi con il clan Contini Permetteva di "bypassare l'ordinaria routine di prenotazione e pagamento della prestazione" all'interno dell'ospedale.
In particolare due persone sodali dei clan dell'alleanza di Secondigliano,entrambi arrestati nel corso del blitz, riuscivano ad ottenere "trattamenti di favore per alcuni soggetti appartenenti al loro circuito relazionale" a cui si diceva di presentarsi all'ospedale come "la nipote di" o "la moglie di..". Le prenotazioni avvenivano chiaramente tramite canali "non istituzionali" e "certamente privilegiati". Anzi, Angelo B. era accreditato in pubblico come il gestore di un "centro di prenotazioni per vip". Gli esponenti del clan Contini e Botta, secondo quanto emerge dall'ordinanza, sembrano avere anche un "illegittimo accesso anche ai farmaci dell'ospedale". Le argomentazioni, scrive il gip, trovano "perfetta corrispondenza" con quanto dichiarato dai collaboratori di giustizia, titolari di "impensabili e preoccupanti influenze mafiose all'interno dell'ospedale" perchè gestori "del bar e del ristorante della struttura". Il loro racconto traccia una "desolante mappa di controllo camorristico del nosocomio che va dall'utilizzo dell'ospedale come luogo di incontri mafiosi o di ricezione di pagamenti usurai ed estorsivi, al controllo delle visite mediche e degli interventi chirurgici, con la compiacenza o la sottomissione del personale" e, ancora, "ai favoritismi illeciti al clan per false perizie o referti e al controllo del clan sulle ditte esterne appaltatrici di servizi vari, primo fra tutti quello della pulizia". Il gip parla di "allarmante" pericolosità del sodalizio, in relazione "al suo potere di corrompere e infiltrarsi in strutture pubbliche".
