Sono 5 le persone, ritenute legate al clan camorristico Aprea egemone nel quartiere di Barra, arrestate con l’accusa di estorsione dalla Squadra Mobile di Napoli con l' aggravante dell'associazione per delinquere di stampo mafioso.
Avevano messo sotto estorsione due imprenditori edili impegnati in lavori nella zona orientale di Napoli. In manette sono finiti Antonio Acanfora, 59 anni, ritenuto il reggente del clan, Ciro Ferrante, 52, Gennaro Aprea, 47, Francesco Audino, 40, e Carmine Bosso, 55.
Le indagini, coordinate dalla Procura Antimafia di Napoli, erano partite nel luglio 2019 dalla denuncia di un imprenditore edile.
Il responsabile di un cantiere attivo a Barra sarebbe stato convocato più volte dagli uomini del clan in località "La villa" davanti al reggente degli Aprea, Antonio Acanfora.
A quest'ultimo, a Gennaro Aprea, Francesco Audino, e Carmine Bosso, viene anche contestato di aver costretto un imprenditore - tra maggio e giugno 2018 - a pagare una tangente di 300 euro come percentuale del 10% sull'importo dei lavori ristrutturazione di uno stabile nel quartiere Barra, ed un tentativo di estorsione nei confronti dello stesso imprenditore.
Il titolare dell' impresa edile avrebbe dovuto versare tangenti a Natale, Pasqua, e prima delle ferie estive.
Secondo gli inquirenti gli episodi di estorsione e tentata estorsione sarebbero la conseguenza della nuova alleanza criminale tra il clan Aprea ed il clan De Luca Bossa/Minichini, che insieme al clan Rinaldi hanno costituito un cartello contrapposto al clan Mazzarella.
