Funivia del Faito: anniversario della strage. A che punto è l'inchiesta?

Il 17 aprile del 2025 la tragedia che portò alla morte di 4 persone. Udienza fissata al 7 maggio

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Castellammare di Stabia.  

 

A quasi un anno dal drammatico 17 aprile 2025, l'inchiesta sulla tragedia della Funivia del Monte Faito entra nella sua fase più delicata. Quello che doveva essere un Giovedì Santo di festa si trasformò in un incubo quando una cabina precipitò nel vuoto, spezzando quattro vite e scuotendo l'intero comprensorio tra Castellammare di Stabia e Vico Equense. Oggi, l’incidente probatorio punta a cristallizzare la verità tecnica attraverso analisi microscopiche sui detriti, per trasformare i sospetti in prove scientifiche da portare in aula.

Il cuore del guasto: l'analisi sulle "teste fuse"

I consulenti tecnici nominati dalle parti si stanno concentrando su alcuni componenti critici recuperati dal luogo del disastro. Il focus degli esperti è puntato su tre elementi chiave. Innanzituitto le teste fuse, i dispositivi che ancorano la fune portante al carrello della cabina tramite piombo fusoUn eventuale difetto di fusione o una manutenzione carente potrebbero aver causato lo sfilamento del cavo.  Poi i cavi tranciati: gli esami puntano a stabilire se il cedimento sia stato un evento improvviso e imprevedibile o se esistessero segnali di usura (corrosione o sfilacciamento) non rilevati durante le ispezioni ordinarie. Infine il sistema frenante: l’inchiesta mira a capire perché i freni d'emergenza, che avrebbero dovuto bloccare la cabina sulla fune portante in caso di rottura della traente, non siano entrati in funzione.

La catena delle responsabilità: 25 indagati

L’inchiesta, coordinata dal Procuratore Capo di Torre Annunziata, Nunzio Fragliasso, non si ferma all'analisi del metallo. La magistratura sta ricostruendo l'intera filiera della sicurezza e della manutenzione. Al momento risultano iscritte nel registro degli indagati 25 persone, tra cui i vertici aziendali di EAV e i tecnici responsabili dei controlli periodici. L’ipotesi accusatoria punta a verificare se vi sia stata una sottovalutazione del rischio o una gestione approssimativa della vita tecnica dell'impianto, in funzione dal secondo dopoguerra e più volte ammodernato. Le famiglie chiedono una risposta chiara e definitiva, dopo un anno vogliono la verità su cosa abbia trasformato quella struttura in una trappola mortale

Il bilancio di quel 17 aprile fu pesantissimo. Persero la vita Carmine Parlato (59 anni), esperto macchinista Eav, Graeme Derek Winn (65 anni) e Margaret Elaine (58 anni), turisti britannici, Janan Suliman (26 anni), giovane donna israeliana. L'unico sopravvissuto, Taheb Suliman, fratello di Janan, resta il testimone oculare di quegli istanti di terrore prima dello schianto.

Prossima tappa: 7 maggio

Il prossimo appuntamento giudiziario è fissato per il 7 maggio 2026 davanti al GIP Luisa Crasta. In quella sede verranno illustrati i primi esiti dell'incidente probatorio. Sarà il momento della verità per capire se gli elementi raccolti siano sufficienti a sostenere l'accusa in un futuro processo per omicidio colposo plurimo e disastro ferroviario (equiparato a quello funiviario).