Il silenzio dei binari della stazione di Piazza Unità d’Italia segna il primo anniversario della tragedia del Monte Faito. Era il 17 aprile 2025 quando la cabina numero 2 precipitava nel vuoto, stroncando quattro vite e lasciando una ferita aperta nel cuore della Campania. Oggi, a dodici mesi di distanza, la cronaca giudiziaria imprime una svolta decisiva: «Questa tragedia si poteva evitare». Le parole del Procuratore di Torre Annunziata, Nunzio Fragliasso, pesano come macigni su un’inchiesta che vede oggi 26 indagati e un’accusa che punta dritta all’errore umano.
La commemorazione: il dolore tra istituzioni e diplomazia
La giornata del ricordo è iniziata alle ore 12:00 nel Santuario di San Michele, con la Santa Messa officiata da Monsignor Francesco Alfano. In prima fila, i sindaci di Castellammare di Stabia, Luigi Vicinanza, e di Vico Equense, Giuseppe Aiello, insieme a una delegazione dell’Ambasciata inglese, giunta per rendere omaggio ai turisti stranieri rimasti vittima dello schianto. Il momento più toccante si è consumato alle 14:30 presso la stazione della Circumvesuviana, con una processione sui binari. Tra le autorità presenti anche i vertici dell'EAV (Ente Autonomo Volturno), la società che gestisce l'impianto e che figura oggi tra i soggetti giuridici sotto inchiesta.
L’inchiesta: i numeri di un disastro annunciato
Mentre la città si fermava per il lutto, il Procuratore Nunzio Fragliasso, in una conferenza stampa fiume a Torre Annunziata, ha illustrato i numeri di un fascicolo monumentale. L'inchiesta non è solo una ricerca di colpevoli, ma la ricostruzione di un fallimento sistemico.
26 indagati: tra cui 25 persone fisiche e la holding EAV come persona giuridica.
24 persone offese: tra superstiti e familiari delle vittime.
10 ettari: l'area setacciata dai Vigili del Fuoco per recuperare boccole, teste fuse e reperti tecnici.
1.370 uomini impiegati: una macchina di soccorso e rilievi che ha richiesto oltre 150 giorni lavorativi di sopralluoghi.
«Errore umano alla base della rottura»
Il cuore del procedimento riguarda la rottura della fune trainante. Secondo la Procura, le perizie finora effettuate convergono verso un'unica, amara verità: la caduta della cabina non è stata un caso imprevedibile. «Gli elementi emersi finora indicano un errore umano – ha dichiarato Fragliasso – Il disastro era evitabile. La complessità delle attività peritali dà solo un'idea parziale della difficoltà di accertare le responsabilità dietro la manutenzione e il controllo dell'impianto».
Lo scontro legale sull’Incidente Probatorio
Il percorso verso la verità non è privo di ostacoli procedurali. Il Procuratore ha rivelato un retroscena sulla strategia difensiva: la Procura si era infatti opposta all'incidente probatorio richiesto dai legali degli indagati, istanza poi accolta dal GIP nel giugno scorso. Finora si sono celebrate sei udienze tecniche per analizzare i reperti (tra cui il carrello e il traliccio di collegamento recuperati tra agosto e dicembre 2025). Il prossimo snodo cruciale è fissato per il 7 maggio, data della settima udienza. In quella sede, i periti del Tribunale e i consulenti di parte si confronteranno sulla dinamica esatta dello schianto.
Giustizia per le vittime
Dietro i tecnicismi e i numeri delle boccole catalogate, resta il dramma di quattro famiglie che chiedono risposte. Se l'inchiesta dovesse confermare che la manutenzione fu carente o che segnali di pericolo furono ignorati, la posizione dei 26 indagati potrebbe aggravarsi sensibilmente. Il Faito, da meta turistica d'eccellenza, è diventato il simbolo di una sicurezza trasporti che, quel 17 aprile, ha tragicamente fallito.
