L'omicidio per errore di Rosario Coppola: carabinieri e Dda arrestano 17 persone

I soldi delle estorsioni usati per pagare la mesata ai detenuti

Svolta nelle indagini dei carabinieri

Napoli.  

I carabinieri del nucleo investigativo del gruppo di Castello di Cisterna hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare, emessa del tribunale di Napoli in sede di conferma e rinnovazione da parte del gip competente del decreto di fermo di Indiziato di delitto della direzione distrettuale antimafia, eseguito il 21 aprile scorso, nei confronti di persone raggiunte da gravi indizi di colpevolezza in ordine ai reati di associazione di tipo mafioso, estorsione continuata edaggravata, omicidio volontario, detenzione e porto illegale di arma comune da sparo.

Il provvedimento cautelare trae origine dall’esecuzione di un fermo di indiziato di delitto eseguito il 21 aprile scorso a carico di 11 persone gravemente indiziati di appartenere ad una associazione camorristica operativanel territorio di Arzano e comuni limitrofi e dove, peraltro, venivano ricostruite le circostanze che, il 4 febbraio scorso avevano portato all’omicidio per errore di Rosario Coppola.

In particolare, nella misura cautelare, il gip competente, oltre a confermare il quadro indiziario su 7 degli indagati già colpiti dal fermo, ha avvalorato i gravi indizi di colpevolezza a carico di ulteriori 10 tra cui spiccano i vertici della consorteria criminale che, nonostante il regime di detenzione al quale erano sottoposti, continuavano ad impartire ordini ai sodali liberi sul territorio.

In tale quadro, le indagini hanno permesso di ipotizzare che la consorteria, grazie agli introiti economici garantiti dall’egemonia sulla gestione delle richieste estorsive sul territorio, abbia continuato a sostenere i detenuti attraverso il pagamento della cosiddetta "mesata".

Il provvedimento eseguito è una misura cautelaredisposta in sede di indagini preliminari, avverso cui sono ammessi mezzi di impugnazione, e i destinatari dellastessa sono persone sottoposte alle indagini e, quindi, presunte innocenti fino a sentenza definitiva.