Maxi sequestro da 220 mln a Giuseppe Rostan. L'ombra della camorra del mattone

Sigilli a 394 immobili e società. L'ombra della camorra e il Parco Primavera

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Per la DDA di Napoli, il costruttore avrebbe stretto un "patto d'affari" con la camorra, accumulando ricchezze sproporzionate rispetto ai redditi dichiarati

Napoli.  

 

Un'imponente operazione di aggressione ai patrimoni illeciti scuote il settore immobiliare ed edilizio campano. La Guardia di Finanza ha eseguito un decreto di sequestro di beni per un valore stimato di circa 220 milioni di euro a carico dell'imprenditore 76enne Giuseppe Rostan e dei suoi familiari.

Il provvedimento, emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Napoli su proposta della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA), è stato portato a termine dai Nuclei di Polizia Economico-Finanziaria di Napoli e Bologna, affiancati dagli specialisti dello Scico (Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata).

Giuseppe Rostan è fratello dell'imprenditore Emilio Rostan e zio dell'ex deputata ed ex consigliera regionale campana Michela Rostan, la quale risulta completamente estranea alla vicenda e alle indagini.

Le ombre della camorra sul mattone e il caso "Parco Primavera"

Al centro del blitz delle Fiamme Gialle c'è la presunta vicinanza di Giuseppe Rostan a potenti ambienti della criminalità organizzata partenopea. Secondo le ricostruzioni degli investigatori, sorrette anche dalle rilevanti dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia, l'imprenditore avrebbe edificato la sua fortuna economica stringendo stretti e reciproci accordi d'affari con i clan dell'area nord di Napoli.

Tra le grandi speculazioni edilizie finite sotto la lente d'ingrandimento dei magistrati figura in primissimo piano la costruzione del complesso residenziale "Parco Primavera", nel comune di Melito di Napoli: una maxi operazione immobiliare in cui le dinamiche imprenditoriali si sarebbero intrecciate con gli interessi e il controllo del territorio esercitato dalle cosche locali.

Diciassette anni di sproporzione patrimoniale

A far scattare il sequestro preventivo sono stati i meticolosi accertamenti economico-patrimoniali condotti dalla Guardia di Finanza, che hanno passabile al setaccio l'asse ereditario e le transazioni finanziarie effettuate tra il 1999 e il 2016.

L'analisi comparativa dei dati ha rivelato una stridente e ingiustificata sproporzione tra i modesti redditi dichiarati al Fisco dall'imprenditore e dal suo nucleo familiare rispetto all'enorme patrimonio mobiliare e immobiliare accumulato nel corso degli anni.

L'elenco dei beni sotto sequestro: un patrimonio gigantesco

I sigilli apposti dalla magistratura hanno congelato una quantità impressionante di asset e beni di lusso concentrati prevalentemente tra le province di Napoli e Roma: 394 unità immobiliari. Un vero e proprio impero composto da appartamenti, locali commerciali, uffici, depositi, garage, terreni ed enormi cantieri con fabbricati ancora in costruzione. Quote di capitale e beni aziendali relativi a 3 società operanti nei settori dell'edilizia, dell'immobiliare e della sanità privata oltre a 28 rapporti finanziari (tra conti correnti, portafogli titoli e prodotti assicurativi) e 12 beni mobili registrati.

L'intero patrimonio è stato affidato a un amministratore giudiziario nominato dal Tribunale, mentre proseguono gli approfondimenti d'inchiesta per tracciare la rete di complicità e prestanome che avrebbe garantito l'espansione economica del gruppo Rostan.