No. Questa non è una puntata di Gomorra. E' pura realtà. Ponticelli, novanta arresti. Scene da un film con elicotteri che sorvolano i cieli, trecento carabinieri che visti dall'alto sembrano muoversi in un formicaio impazzito. Novanta persone ritenute a vario titolo affiliate dello stesso sodalizio. Un clan ai cui vertici ci sono le donne. E poi un intero quartiere trasformato in piazze di spaccio dove anche bambini girano armati e nel quale legittimi assegnatari di case popolari vengono cacciati perchè anche quello delle case è un affare loro.
È il quadro che emerge dalle indagini dei carabinieri coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli. Sono per la precisione 89 gli indagati, 75 condotti in carcere e 14 ai domiciliari, ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, omicidio, estorsione, detenzione e porto abusivo di armi da fuoco con l’aggravante delle finalità mafiose. Rione Conocal, regno dei D'Amico, via Sambuco.
Questo è il regno dei D'Amico che con il tempo e soprattutto la forza si è affermato come gruppo autonomo dopo la cessazione del dominio incontrastato del clan Sarno, a partire dall’estate 2009. L’abitazione di Nunziata D’Amico, vittima il 10 ottobre 2015 di un agguato con modalità riservate ai boss di camorra, era diventato punto di riferimento del clan e “luogo nel quale tutte le decisioni sono state prese e gli episodi commentati”. Una madre di sei figli uccisa come un boss. Grazie alle conversazioni ascoltate per quasi un anno all’interno della casa, ma anche attraverso le telecamere installate all’interno del parco Conocal, è stato possibile ricostruire l'assetto del gruppo camorristico impegnato nel controllo delle piazze di spaccio alle estorsioni, dalla gestione degli immobili popolari a quella delle pulizie degli stabili del parco. Controllo che “conserva grazie alla particolare spregiudicatezza e – scrive in una nota il procuratore aggiunto di Napoli, Filippo Beatrice – pericolosità degli affiliati, soprattutto di quelli più giovani, e alle loro capacità militari nonché a una grossa disponibilità di armi, maneggiate anche da minori che, in alcuni casi, non hanno compiuto dieci anni”.
Le intercettazioni ambientali, quelle telefoniche e le immagini delle telecamere installate nel parco Conocal, hanno consentito anche di accertare l’operatività di 11 piazze di spaccio di marijuana e cocaina, attive 24 ore su 24, organizzate con turni fissi e cambi sul posto. E poi c'è l'affare delle case. Le indagini certosine raccontano di metodi di assegnazione agli affiliati e di allontanamento coatto di quelle persone vicine ai pentiti.
I dialoghi intercettati dai carabinieri sembrano presi dalla sceneggiatura di Gomorra. E cosi’ si sente Nunziata D’Amico lamentarsi dei rapporti con la cosca storica rivale, i De Micco, che ha al vertice il giovane boss Marco. La donna li vede dalla finestra, e rivolta ad un interlocutore dice: “Ora stanno li’ sotto, eh...non li vedi questi... Questi sono scemi...sparano...tre diciottenni”. Molti dei dialoghi riguardano la gestione, dominio delle piazze di spaccio. E poi quelle trattative per l’amnesia, lo stupefacente frutto di un mix tra hashish, metadone ed altre sostanze molto pericolose.
Coinvolto nelle indagini e sottoposto a misura cautelare anche un medico dell’Asl Napoli 1, che avrebbe redatto un falso certificato in favore di un’esponente del clan per consentirle di recarsi a colloquio con il marito, detenuto a Oristano, nonostante fosse sottoposta all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.
Redazione Na
