La standing ovation per Sal Da Vinci, i meme che cominciano a diffondersi prontamente sui social (“E ora chiamatelo SalRemo” su tutti): la performance di Sal Da Vinci a Sanremo è piaciuta tanto, ovviamente anche a Napoli.
Piace per la storia di Sal, che Giulio Baffi, critico e giornalista, conosce alla perfezione: “Una grandissima gioia, ho molto affetto per lui: il nostro tempo si è intrecciato molte volte.
Sal Da Vinci è un figlio d'arte a pieno titolo ed è una virtù: per essere figli d'arte ci vuole tenacia, ci vuole sapere, ci vuole la capacità di andare oltre la figlianza e Sal è un grande figlio d'arte”.
Un figlio d'arte visto “scugnizzo”, tra i teatri napoletani: “Io l'ho conosciuto e quasi tenuto a battesimo sulle tavole del San Ferdinando in anni lontani: lui era bambino e stava col suo grande papà. Sal guardava e sapeva guardare, sapeva comunicare col pubblico: accadeva qualcosa. Sal ha continuato durante tutta la sua carriera, molto articolata, molto ricca, molto faticosa: dalla semplice canzone si è regalato allo spettacolo canzone, ha saputo costruire l'evento in cui la canzone si insinua e vince, ha saputo misurarsi con la scenografia e con le parole”.
E la standing ovation dell'Ariston è di per sé una vittoria, seppur da trattare con i crismi di una doverosa scaramanzia “E oggi vederlo trionfare, lo possiamo dire incrociando le dita, sul palco di Sanremo è una gran gioia . E' una gran gioia ripetere il motivetto della sua canzone e vedere che altri ripetono i motivetti della canzone precedente (con motivetto non inteso in senso spregiativo ma come motivo di quelli che accompagnano durante il tempo lungo della giornata). Vedremo: teniamo le dita incrociate per qualche ora. E' una vittoria sua, della città nutriente, della sua capacità organizzativa, del suo sacrificio, di chi investe sulle proprie energie e non si stanca e non si avvilisce e combatte e ovviamente di chi sa cantare”.
E agli altri napoletani in gara, Lda, Aka7even, Luché, Samurai Jay: “Auguri: perché gli auguri si fanno a tutti quelli che si mettono in gioco con onestà di mente e di cuore. Sono un indispensabile incoraggiamento che io faccio con affetto, moltissima curiosità e fiduciosa allegria perché il loro futuro è in qualche modo anche il mio”.
Ciò al netto di una manifestazione non certo “baffiana”: “E' vero, non amo Sanremo come enfatizzazione di un progetto. Il Sanremo della mia giovinezza, quando si faceva un tifo più sommesso, più amorevole non c'è più: oggi è un braccio di ferro dove combattono gladiatori armati. Questa sovraeccitazione non fa parte del mio ruolo di spettatore: il teatro mi è più congeniale con i suoi tempi, con i suoi ritmi, con i suoi riti. Vedo però spettacolo, lo spettacolo con il suo gusto dell' eccesso: vedo troppi colori, troppe luci che distraggono dalla musica, dal gesto dell'attore cantante, dalla qualità della canzone. Ma questo è il ruolo che oggi la televisione si è assegnato: oggetto strano, la televisione, che ancora cerca un suo linguaggio e non lo ha”.
Sal Da Vinci a Sanremo, Baffi: "Lo ricordo bambino. Standing ovation? La merita"
Il giornalista: "Sanremo? Non lo amo ma auguri ai giovani napoletani: il loro futuro è anche il mio"
Napoli.
