Nel complesso cinquecentesco di San Marcellino e Festo decine di studenti di Musicologia, Storia dell’arte e Geografia. Al centro della scena, un Claudio Baglioni inedito, spogliato per un attimo della veste di divo pop e restituito alla sua dimensione di architetto. L’Università Federico II di Napoli ha scelto di celebrare non solo la voce che ha segnato cinquant’anni di storia italiana, ma l’intellettuale dietro l’artista, colui che "ha saputo fondere il rigore della progettazione architettonica con la fluidità della composizione melodica". L’incontro si è trasformato in una riflessione profonda sul senso del fare arte oggi, proprio nel cuore pulsante di una città che del cantautore romano è diventata, quasi per un paradosso burocratico e sentimentale, casa professionale.
Il sigillo di una carriera tra forma e funzione
Il Magnifico Rettore Matteo Lorito, nel consegnare il prestigioso sigillo dell’ateneo e una targa celebrativa, ha sottolineato come il percorso di Baglioni sia una continua narrazione della bellezza italiana. Non è un caso che il cantautore sia stato definito un "poeta della musica", capace di trasformare i suoi concerti in veri e propri eventi di valorizzazione del patrimonio storico e paesaggistico.
Ricevendo il riconoscimento, Baglioni ha scherzato sulla sua doppia identità, definendosi un architetto "credente ma non praticante". È emerso un legame indissolubile con l'Ordine degli Architetti di Napoli, a cui è regolarmente iscritto, a testimonianza di come la forma non sia mai stata per lui un orpello, ma la struttura portante di ogni sua opera, musicale o spaziale che sia.
Il Grand Tour e l'estetica dell'addio
Mentre il "Grand Tour" d'addio si profila all'orizzonte, Baglioni ha dialogato con gli studenti recuperando il concetto ottocentesco del viaggio come formazione e scoperta. Il suo imminente tour estivo non toccherà semplici stadi, ma si incastonerà in scenari dal valore inestimabile tutti in Campania: dall’Anfiteatro degli Scavi di Pompei all’Arena dei Templi di Paestum, fino alla maestosità della Reggia di Caserta. Questo itinerario campano non è solo una scelta logistica, ma una dichiarazione d'intenti politica e culturale. Il cantautore ha intrecciato la sua visione artistica con temi urgenti come il dramma dei migranti e la responsabilità civile dell'artista, ricordando che la bellezza non è un privilegio statico, ma un'eredità che deve saper parlare al presente e alle sue ferite.
Un cerchio che si chiude tra Ischia e Roma
Nel flusso dei ricordi, l'artista ha svelato una radice profondamente campana. Sebbene figlio di genitori umbri trasferitisi nella capitale, Baglioni ha confessato di essere stato concepito durante una luna di miele posticipata tra i colori di Ischia. Questo dettaglio biografico trasforma il suo legame con Napoli in qualcosa di più di una semplice affinità elettiva; è un ritorno alle origini, una chiusura di un cerchio che lo vede oggi Maestro riconosciuto dai giovani studiosi dell'ateneo. Tra riflessioni sull'artigianato della parola e la tecnica della costruzione melodica, l'incontro alla Federico II ha restituito l'immagine di un uomo che, pur preparandosi all'ultimo giro di valzer, continua a guardare al mondo con la curiosità metodica di chi sa che, per far stare in piedi una canzone, servono le stesse fondamenta necessarie a un edificio.
