Teatro di narrazione: così Peppe Servillo definisce Il fuoco che ti porti dentro, lo spettacolo tratto dal libro omonimo di Antonio Franchini che lo vede protagonista con Cristiano Califano alla chitarra. Il secondo appuntamento della stagione dell’Associazione Maggio della Musica, debutta a Napoli domani, 30 aprile, alle ore 20.00 nella sede di Villa Pignatelli, e coniuga musica e parole, come nella vocazione recente della manifestazione.
Allestimento semplice, una storia da raccontare e, al centro dello spettacolo, la forza della recitazione, sostenuta dall’interpretazione e dalle doti attoriali di Servillo che mescola la lingua italiana e quella napoletana con autorevolezza. In sottofondo, le note della chitarra di Califano punteggiano il racconto.
Il fuoco che ti porti dentro: la storia
Vincitore del Premio Napoli per la Narrativa nel 2024, il testo di Franchini racconta la vita e la morte di Angela Izzo, una donna dal carattere impossibile, che incarna in maniera emblematica tutti gli orrori dell’Italia, nessuno escluso: “Il qualunquismo, il razzismo, il classismo, l’egoismo, l’opportunismo, il trasformismo, la mezza cultura peggiore dell’ignoranza, il rancore…”.
Questa storia è un’indagine nella vita, nelle passioni e negli odi di una donna alla ricerca di una spiegazione possibile. Un’eroina eccessiva, capace di alternare toni drammatici e ossessivi a momenti comici. La forma è quella della commedia, il contenuto quello della tragedia.
Peppe Servillo porta in scena l'umanità che circonda Angela
In questa trasposizione originale, Servillo ci mostra la varia umanità che circonda Angela. Il racconto si dipana attraverso il rapporto con il figlio e le varie fasi della vita: infanzia, giovinezza, maturità e declino.
«Quello che mi affascina del libro di Franchini è il fatto che il personaggio di Angela, nell’arco di tutta la vicenda, si trasformi assieme a quello del figlio», dice Servillo. «L’atteggiamento di lui, nel corso della storia, muta infatti al pari della natura della protagonista. L’evolversi del personaggio verso un esito che contraddice le premesse poste all’inizio rappresenta, a mio avviso, il motivo di maggiore interesse del romanzo. Una riflessione, questa, che sarebbe stimolante in rapporto a un libro, come a un testo teatrale o ad una canzone».
Servillo inframmezza il racconto quasi recitando, più che cantando, brani come M'aggia cura’, Zappatore, Lazzarella, tutti citati nel libro. Lo accompagna, in questo viaggio che nell’eleganza ha il suo pregio migliore, Cristiano Califano, a propria volta autore e interprete del brano strumentale Vedersi in un sogno.
