La ricerca della verità sulla morte del piccolo Domenico Caliendo, il bimbo di due anni e mezzo deceduto lo scorso 21 febbraio all’ospedale Monaldi di Napoli, entra nel vivo. Si è tenuto ieri, presso l’Istituto di Medicina legale del Policlinico di Bari, il primo atto dell’incidente probatorio disposto dal GIP del Tribunale di Napoli, Mariano Sorrentino.
Un appuntamento cruciale che vede contrapposti, in un rigoroso confronto scientifico, i consulenti della Procura, dei sette medici indagati, tra cui il cardiochirurgo Guido Oppido, e quelli della famiglia della vittima. L'oggetto dell'analisi è duplice: il cuore espiantato al bambino e quello, giunto da Bolzano, il cui stato di deterioramento è al centro del sospetto di malasanità relativo al trapianto eseguito il 23 dicembre 2025.
Il nodo delle lesioni: congelamento o negligenza?
Il collegio di periti nominato dal giudice - composto dai professori Ugolino Livi e Ferdinando Luca Lorini - ha proceduto all’esame macroscopico dei reperti. «È troppo presto per trarre conclusioni, diremmo cose prive di fondamento scientifico», ha dichiarato il medico legale Vittorio Fineschi, consulente della difesa, annunciando che i dati significativi emergeranno solo dopo le analisi microscopiche, fissate per il prossimo 10 giugno.
Dall'altra parte, il dottor Luca Scognamiglio, consulente della famiglia Caliendo, solleva dubbi inquietanti: «Un tema centrale è verificare se vi siano state lesioni d'organo da congelamento. Inoltre, vogliamo chiarire quale fosse l'effettivo stato clinico di Domenico prima dell’intervento».
Un’inchiesta ad ampio raggio
La missione affidata dal GIP ai periti è estremamente complessa: rispondere a 12 quesiti tecnici per determinare se le procedure adottate in sala operatoria al Monaldi abbiano rispettato le linee guida internazionali. Il rischio, ipotizzato dagli inquirenti, è quello di "difformità non giustificate".
Non è in discussione solo l'atto chirurgico. La famiglia Caliendo, attraverso l'avvocato Francesco Petruzzi, ha già annunciato che la seconda fase dell'incidente probatorio si concentrerà sulla gestione del post-trapianto. «Dopo quattro mesi di silenzi e bugie, inizia finalmente il percorso che porterà luce sulla verità», ha dichiarato il legale, ribadendo la ferma convinzione che il decesso sia frutto di precise responsabilità cliniche.
Sette indagati, due le accuse
Il procedimento, che vede sette medici indagati per omicidio colposo in concorso con l'aggravante del falso per due di essi, punta a sciogliere ogni dubbio su una vicenda che ha scosso profondamente l'opinione pubblica. L’appuntamento finale per la discussione delle perizie è fissato per l’11 settembre a Napoli. Fino ad allora, Bari sarà il centro nevralgico di un’indagine che non cerca solo un colpevole, ma una risposta definitiva al dramma di una giovane vita spezzata in sala operatoria.
