La crisi del settore automotive nel polo di Pomigliano d'Arco tocca un nuovo, drammatico punto di non ritorno. In queste ore la Trasnova ha avviato la procedura di licenziamento collettivo che, per coloro che sono impegnati presso lo stabilimento Stellantis di Pomigliano, riguarda 53 lavoratori.
"Si tratta di un atto gravissimo che getta nell’incertezza decine di famiglie e conferma che i primi a pagare lo stato di abbandono in cui versa il comparto dell'automotive sono i lavoratori dell'indotto - la denuncia della Cgil regionale attraverso Mauro Cristiani, segretario generale Fiom di Napoli e Mario Di Costanzo, responsabile settore automotive Fiom Napoli -. Non si può parlare di un evento inaspettato, ma di una cronaca di un disastro annunciato. Le responsabilità sono chiare e condivise: Stellantis, che continua a operare scelte di disimpegno produttivo che colpiscono duramente l’indotto, svuotando di prospettive i siti storici come Pomigliano. Trasnova, che ha scelto la strada più drastica del licenziamento collettivo, rinunciando a ogni forma di tutela per chi, per anni, ha garantito la continuità produttiva del sito".
Il sindacato va all'attacco: "Il Governo, che è colpevole di una gestione approssimativa della vertenza e di una mancanza di politiche industriali capaci di vincolare le multinazionali al rispetto del territorio e dei livelli occupazionali. Nel corso di questi quindici mesi i rappresentanti del MIMIT avevano dichiarato che stavano lavorando ad una soluzione occupazionale alternativa, senza mai dare dettagli o risposte esaustive. È chiaro che il tempo delle attese è finito, per questo, come Fiom Napoli, abbiamo inviato una lettera al Presidente della Regione, Roberto Fico, chiedendogli un intervento tempestivo presso il MIMIT affinché il ministero presenti le soluzioni per risolvere positivamente la vertenza", spiegano Cristiani e Di Costanzo.
