Dl sicurezza: "De Luca esca allo scoperto"

I consiglieri regionali di maggioranza chiedono al Governatore di impugnare la norma alla Consulta

dl sicurezza de luca esca allo scoperto

Lettera aperta di Moxedano, Chianese e Todisco. Ma De Luca non prende posizione. Fino ad oggi si è ben guardato di entrare nella controversa vicenda del decreto Salvini mentre De Magistris organizzava la flotta per andare a prendere i migranti a mare

Napoli.  

Le Regioni a guida centrosinistra ricorrono alla Consulta sul decreto sicurezza e aprono un fronte unico contro il Governo: la norma sara` impugnata per sospetta «incostituzionalita`». Umbria, Toscana, Emilia Romagna e adesso anche al sud, la Basilicata e la Calabria. Tutte tranne la Regione Campania.

Il silenzio del Governatore Vincenzo De Luca sul caso migranti sta facendo molto rumore. A stanarlo ci pensano i consiglieri regionali Giovanni Chianese (Pd), Francesco Moxedano (Misto) e Francesco Todisco (De Luca Presidente) che in una lettera aperta chiedono a De Luca di seguire l'esempio dei suoli colleghi “di partito” e di impugnare il decreto.

Non per “aprire uno scontro fra istituzioni – scrivono – ma per chiedere il vaglio costituzionale da parte della Corte quale garante dei principi fondamentali del nostro Paese, l’unica che può farci uscire da quella che è una profonda lesione delle ragioni stesse che fanno vivere l’umanità e la democrazia nel nostro Stato”.

La richiesta parte da una premessa. I consiglieri ritengono che sia in atto una “aggressione ai valori più profondi della nostra comunità nazionale”.

Sulla questione della cosiddetta “autonomia differenziata” delle Regioni si ricorda che De Luca è intervenuto con risolutezza invocando la capacità di ascolto e il confronto per la tenuta del tessuto unitario nazionale. Ebbene “altrettanta risolutezza ora Le chiediamo di interpretare verso la questione del cosiddetto decreto “sicurezza” scrivono ancora i tre consiglieri regionali che continuano: “I doveri dell’accoglienza, dell’integrazione, della sicurezza, di leggi giuste e della loro applicazione sono facce di una stessa medaglia: quella di un’umanità che incontra altra umanità. Di una umanità che diventa comunità nel saper accogliere, integrare e dare sicurezza a tutti. Nessuno escluso. Chi pensa che l’accoglienza appartenga a qualcuno e la sicurezza a qualcun altro, non fa altro che alimentare uno scontro da portare a reddito alle elezioni ma che sfalda le più elementari basi di ogni convivenza civile. Abbiamo il dovere di sottrarci a questo gioco al massacro e di evidenziare nel rispetto di ogni competenza prevista dalle nostre leggi fondamentali i danni che l’applicazione di questo decreto arrecherebbe alle persone che vivono nella nostra realtà nazionale”.

Fino ad oggi De Luca si era ben guardato di entrare nella controversa vicenda del decreto Salvini. Si è cautamente astenuto persino dal commentare sulla tragica sorte dei migranti della Sea Watch, mentre il suo antagonista a Napoli, Luigi De Magistris, organizzava addirittura la flotta per andare a prenderli in mare.

Le posizioni di De Luca sul tema della sicurezza sono note. Tanto che il Ministro dell'Interno e l'ex sceriffo lo scorso settembre, quando si sono incontrati a Napoli in occasione della visita di Salvini al Vasto, hanno scoperto di avere diverse cose in comune quando si parla di rom e migranti. Stesso pugno di ferro, stesso approccio pragmatico, e quando qualcuno ha avanzato il sospetto che il presidente stia strizzando l'occhio al centro destra per assicurarsi la rielezione a Palazzo Santa Lucia, è stato lo stesso De Luca a ricordare che sono almeno 20 anni che pratica questa linea: “E' Salvini ad aver appreso la mia lezione. Poi come tutti gli allievi sbaglia in alcuni punti, ma avremo modo di correggerlo" disse a margine dell'incontro con il ministro.

Da qui a parlare di “svolta salviniana” e di feeling con la Lega ce ne corre, ma il silenzio di questi giorni dice molte cose sulla strategia del governatore, non solo in vista delle Regionali del 2020, ma anche nei confronti del suo stesso partito, quel Pd di “imbecilli e nullità” che proprio sul tema dell'immigrazione non avrebbe saputo fornire, secondo De Luca, risposte adeguate alla domanda di sicurezza dei cittadini.

Cosa farà De Luca? Tirato per la giacca dai consiglieri (e non solo da loro) potrebbe deliberare come le altre regioni "rosse"  per il ricorso alla Consulta e impugnare il decreto di Salvini. Ma farlo significherebbe passare dalla parte dei “buonisti” in via definitiva e buttare a mare il lavoro fatto fino ad oggi per smarcarsi faticosamente da certe etichette, anche per distinguere il suo personale percorso amministrativo e politico da quello di Luigi De Magistris.

Il sindaco di Napoli ha abbracciato la battaglia dei migranti, e portando la bandiera dell'accoglienza punta ad accreditarsi come l'anti Salvini. Se De Luca decidesse di concordare sulla valutazione negativa del provvedimento dovrebbe implicitamente inseguire le posizioni di Dema.

Il nodo sta tutto qui, ed è interessante a questo punto scoprire come se ne uscirà il Governatore da questa impasse che rischia di indebolirlo politicamente. Con la lettera aperta dei “suoi” consiglieri regionali, obtorto collo, è chiamato a prendere una posizione. Staremo a vedere.