Stop Biocidio, il sud chiama alla mobilitazione

Il 3 marzo assemblea nazionale dei comitati di lotta per la giustizia climatica e ambientale

stop biocidio il sud chiama alla mobilitazione

Nel giorno in cui il Ministro dell'Ambiente Sergio Costa ha annunciato da Caserta la diminuzione dei roghi tossici in Campania, il movimento regionale “Stop Biocidio” prepara la grande marcia su Roma

Napoli.  

Nel giorno in cui il Ministro dell'Ambiente Sergio Costa ha annunciato da Caserta la diminuzione dei roghi tossici in Campania, il movimento regionale “Stop Biocidio” prepara la grande mobilitazione che si terrà a Napoli il prossimo 3 marzo in previsione dell'assemblea nazionale del 23 marzo.

La lotta per la giustizia ambientale e climatica sta diventando uno strumento di ricomposizione per molte delle vertenze che caratterizzano il nostro paese, dalle grandi opere alla devastazione dei territori, dai presidi in difesa della sanità pubblica alle lotte per un welfare universale che non crei più la falsa dicotomia tra diritto alla salute e diritto al lavoro, fino ai movimenti contro la guerra.

Per questo le realtà meridionali di lotta hanno deciso di scrivere un appello in vista della grande manifestazione convocata per il 23 marzo. Un appello che invita il Sud alla mobilitazione.
“Non lo facciamo, certo, perché siamo affascinati da false polarizzazioni meramente geografiche, simili a quelle costruite dal leghismo prima che i migranti sostituissero i terroni nella costruzione di un nemico pubblico su cui scaricare le responsabilità politiche della crisi economica – si legge nel documento - Lo facciamo, perché siamo convinti che il potere abbia sempre un’articolazione territoriale. La storia del mezzogiorno italiano è la storia di un territorio sottoposto ad una secolare predazione di risorse e manodopera a vantaggio di grandi imprese settentrionali che – come non bastasse- hanno negli anni appaltato alla criminalità organizzata meridionale lo smaltimento dei rifiuti. Al nord fabbriche e sfruttamento del lavoro degli operai meridionali, a sud discariche e roghi tossici. In questo senso il punto non è contrapporre un ipotetico Sud sottosviluppato ad un generico Nord a capitalismo avanzato: si tratta, invece, di leggere i dispositivi di potere tramite i quali il connubio di grandi imprenditori, ecomafie e politica ha prodotto – contemporaneamente – subordinazione del lavoro e sottrazione selvaggia di risorse”.

Secondo il movimento Stop Biocidio “il capitalismo è il virus che oggi infetta le nostre comunità e il biocidio è la malattia che si contrae a contatto con quel virus, è lo sviluppo patologico del capitalismo laddove esso in diretta contraddizione con la vita, e il cambiamento climatico è il più trasversale dei sintomi di questa malattia. E cioè: di fronte al cambiamento climatico non siamo, allo stesso modo, tutti vittime o tutti colpevoli, come se le responsabilità del disastro imminente dipendessero dalla specie umana in generale. Esistono invece pochi che si sono arricchiti e si arricchiscono tramite politiche scellerate di gestione delle risorse del pianeta e tanti che pagano il prezzo di queste politiche”.

“I primi responsabili sono, in questo senso, gli uomini al governo del nostro Paese – si legge ancora nel manifesto - è tutta politica la decisione di non disincentivare politiche inquinanti e pericolose perché troppi interessi economici sono in gioco. Ogni giorno chi siede in parlamento porta avanti compromessi al ribasso tra la tutela del diritto alla salute e la salvaguardia dell’ecosistema e il mercato, a tutto vantaggio degli interessi economici dei gruppi d’interesse locale o delle grandi multinazionali”.

Su questo oggi si fa ripartire l’opposizione al governo gialloverde, dopo “gli imbarazzanti tentativi del Pd”. Nonostante presunti studi neutrali sui ‘costi e benefici’ delle politiche ambientali, le scelte relative all’energia e al clima sono tutte politiche, aggiungono gli attivisti che parlano di un Sud tradito dalle promesse elettorali d'ispirazione ecologista dei 5 Stelle che hanno deciso di sacrificare le rivendicazione storiche dei comitati sul tavolo di compatibilità con la Lega Nord.
“In questo senso, come comitati meridionali, estendiamo questo appello a tutte le realtà che hanno aderito o stanno aderendo al percorso che porterà al 23 marzo. Comitati, associazioni, medici di base, ricercatori, studiosi: ognuno deve poter dare il suo contributo verso la ricomposizione di un fronte ecologista e democratico che sfidi la controparte sul piano del consenso e – soprattutto – della definizione di alternative credibili e sostenibili dal punto di vista ambientale e sociale”

L'appuntamento è per il 3 Marzo a Napoli per l’assemblea nazionale verso la marcia per il clima e la giustizia ambientale del 23 a Roma.