Annunziata sprona i dem citando Gramsci e Moro

La prima del nuovo Pd campano da Ponticelli con l’orizzonte delle europee e delle amministrative

annunziata sprona i dem citando gramsci e moro
Napoli.  

Il neo Leo Annunziata segretario regionale del Pd campano, alla prima assemblea organizzata al teatro Pierrot di Ponticelli, sprona i dem all’unità e alla costruzione di un pensiero forte citando Moro e Gramsci.

Ecco alcuni stralci de discorso del segretario.

“Il Pd è chiamato a promuovere una riflessione che elabori soluzioni sistematiche e credibili. 
Negli anni di governo è venuta a mancare una forte idea di Paese e senza una pulsione ideale siamo costretti a fallire. 
Il tentativo di slegare il reddito dal lavoro è inaccettabile come fanno i 5 Stelle con il reddito di cittadinanza. La nostra Italia si fonda sul lavoro. 
Non ci è consentita alcuna nostalgia, siamo nel tempo dell’immediatezza e non possiamo non accettarlo. 
Non siamo tutti uguali io non sono come il Presidente del consiglio comunale romano De Vito, io non ho nulla a che fare con le tangenti. 
Sulle migrazione dobbiamo iniziare a dire che il problema non sono i barconi, come dice Salvinj, ma i nostri giovani che lasciano la nostra terra. 
Noi del Partito Democratico combattiamo la povertà non promettendo il reddito ma costruendo le condizioni per il lavoro.
Sul regionalismo differenziato, dobbiamo opporci all’asse del nord ma anche riaprire un ragionamento sull’autonomia e sul federalismo.
Per questo abbiamo la necessità di costruire pensieri forti e non narrazioni ottimistiche. Partiamo, in un mondo globalizzato, dalle periferie come quella di Ponticelli. È dalle periferia che vogliamo ricostruire il Centrosinistra. 
È da qui che parte la lotta alla camorra senza se e senza ma, senza eroi ma con nuove pratiche amministrative.
È dalle periferie che il sud riparte.
C’è una condizione propedeutica e necessaria per fare queste cose. Riprendere un percorso nel nostro partito. 
Noi dobbiamo ridurre la dialettica ad uno scontro personale perché così sprechiamo troppo tempo negli organigrammi. Il conflitto lo dobbiamo vivere all’esterno. 
L’unità non sta nella somma algebrica della componenti, sta prima, sta nel senso di comunità che avevamo quando abbiamo fondato il Partito. Lo scontro deve accadere sulle idee. 
L’unità è l’unico modo per rappresentare le nostre differenze. Dalle differenze deve emergere il senso di comunità e di fiducia. Questa è la sostanza del nostro Partito. 
Il nostro orizzonte sono le europee e le amministrative. Dobbiamo creare un clima favorevole per i nostri candidati. Il Pd non accetta l’attuale idea di Europa ma rifugge dal linguaggio violento e volgare dei 5Stelle e della Lega. Per fare questo abbiamo bisogno di un clima favorevole all’interno del Pd. 
Alle amministrative bisogna creare le condizioni per un Centrosinistra unito. Non c’è dicotomia tra Pd e società civile. Alleanze larghe con il civismo ma con il nostro nome e cognome Partito Democratico. Un civismo spinto, dove si pretende di non presentare il nostro simbolo nasconde processi non trasparenti. Oltre i 15.000 abitanti bisogna costruire un pubblico le alleanze con il nostro simbolo. La visione di una società civile buona in se è una comunità politica depositaria di tutti i mali la lasciamo ai 5 Stelle. 
Il Pd a partire dalla Campania deve essere un punto di dissenso nei confronti di questo governo.