Non è stata una semplice presentazione di un libro, ma un vero "termometro" della società civile. Il ritorno a Napoli di Francesca Albanese, Relatrice speciale ONU sui Territori palestinesi occupati, ha segnato il passo di una città che non si limita a osservare, ma chiede conto delle proprie responsabilità politiche. Dal cuore nobile del Salone degli Specchi all’Istituto per gli Studi Filosofici fino alle strade di Scampia, il tour è stato un susseguirsi di sale gremite e dibattiti accesi, segnando un distacco netto tra la mobilitazione popolare e l'immobilismo delle classi dirigenti.
Il richiamo al Comune: "Niente affari con l'apartheid"
L'attacco più duro è arrivato proprio dall'Istituto di Studi Filosofici, dove l'affluenza record ha costretto gli organizzatori ad aprire salette laterali in videocollegamento. Albanese non ha usato giri di parole: «La Palestina è lo specchio del degrado della nostra democrazia». Stuzzicata dal pubblico sulla mozione (rimasta lettera morta) del Consiglio Comunale di Napoli per lo stop ai rapporti commerciali con Israele, la giurista ha richiamato la memoria storica del boicottaggio al Sudafrica degli anni '90: «All'epoca si boicottavano persino le arance. Non si fanno affari con uno Stato accusato di genocidio e apartheid. Gli accordi si rescindono, i partenariati non sono irrinunciabili». Il messaggio è chiaro: la coerenza etica di un'amministrazione locale vale più di qualsiasi contratto.
Scampia e il ponte della solidarietà
Mentre il centro città discuteva di diritto internazionale, la periferia rispondeva con la pratica della comunità. Al centro Chikù, l'iniziativa promossa da "Chi rom e chi no" ha mostrato il volto umano della resistenza. Qui, tra i piatti preparati da La Kumpania e gli sguardi dei bambini, Albanese ha presentato il suo libro Quando il mondo dorme, connettendo le sofferenze di Gaza alle marginalità dei campi rom.
È emerso un parallelo potente: la violenza coloniale e l'esclusione sociale parlano la stessa lingua, che si tratti delle macerie di Gaza o della "morte morale" nei quartieri dimenticati. Accanto a lei, figure storiche come Mirella La Magna (GRIDAS), a testimoniare che l'impegno civile è un obbligo che nasce dalla vita prima ancora che dalle leggi.
"Il genocidio paga": l'atto d'accusa
Il tour si è concluso con il sold out al cinema America per il documentario Disunited Nations. Salvatore Minolfi (Osservatorio Internazionale) ha sottolineato come, in due anni, l'opinione pubblica abbia finalmente preso coscienza di quella "violenza coloniale" che nel 2024 era ancora difficile da nominare. Albanese ha chiuso con dati che lasciano poco spazio all'interpretazione: «Dal 2023 al 2025 la Borsa israeliana è cresciuta del 213%. Il genocidio paga». Una denuncia che chiama in causa i 62 Stati che hanno continuato a garantire supporto e armi, violando l'obbligo di sospendere le condotte complici indicato dalla Corte Internazionale di Giustizia.
