“Siamo di fronte a una tragedia culturale, ma da questa tragedia può venire fuori una splendida forma di cooperazione tra istituzioni differenti”. Con queste parole il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha tracciato la rotta per la rinascita del Teatro Sannazaro, distrutto da un incendio che ha colpito al cuore la scena partenopea.
Al termine del vertice svoltosi in Prefettura, Giuli ha parlato di un percorso già avviato, fondato sulla collaborazione tra gestori, proprietà e istituzioni locali e nazionali. Obiettivo dichiarato: restaurare e rigenerare il teatro “il prima possibile”, garantendo al contempo la continuità della programmazione artistica.
“La città di Napoli c’è, la Regione Campania c’è e il ministero assicura il massimo sforzo del Governo”, ha sottolineato il ministro, rimarcando il ruolo di coordinamento della Prefettura per rendere le procedure “snelle ed efficaci”. Una risposta che punta a trasformare l’emergenza in occasione di rilancio strutturale.
Sul piano economico, Giuli ha annunciato una mappatura puntuale delle necessità: “Le cifre non si improvvisano, in genere le correggiamo al rialzo”. Ogni contributo, pubblico e privato, sarà accolto. “Non sarà una questione economica”, ha assicurato, lasciando intendere che le risorse per la ricostruzione non mancheranno.
Particolarmente toccante l’abbraccio con Lara Sansone, proprietaria del teatro, davanti a ciò che resta della struttura. “È l’abbraccio che lo Stato riserva a chi sta soffrendo. Non è un lutto permanente: da questo momento inizia un percorso di rinascita”, ha detto il ministro, parlando di “speranza costruttiva” e di una volontà condivisa di operare con urgenza.
Sulle cause dell’incendio, Giuli ha invitato alla prudenza: “Per qualsiasi valutazione tecnica è presto”. Il ministro ha ringraziato i vigili del fuoco per “lo straordinario lavoro” e ha spiegato che è in corso la mappatura dello stato di conservazione di ciò che resta all’interno del teatro.
Quanto al futuro, la visione è chiara: “Il prossimo Sannazaro me lo immagino bello come quello che c’è sempre stato dalla sua fondazione, come dalla fine degli anni Sessanta quando è stato rigenerato dalle forze vive della cultura napoletana e nazionale”. Una struttura inclusiva, “che comprenda tutti: proprietari, gestori, Stato nelle sue varie articolazioni”, frutto di uno “sforzo corale”.
Giuli ha infine evidenziato il grande moto di partecipazione già registrato tra intellettuali, artisti e operatori culturali, affinché nulla della memoria storica vada disperso. “Ogni sottoscrizione, ogni contributo è ben accetto. Lo Stato è forte e sa sostenere nel modo migliore tutta la procedura”.
