La tregua armata tra la vecchia e la nuova gestione della Regione Campania finisce bruscamente sui social. Al centro del ring ci sono le società partecipate e le fondazioni in house, finite sotto i riflettori dopo che la Giunta guidata da Roberto Fico ha approvato una delibera per gli indirizzi operativi del 2026. Se per Palazzo Santa Lucia si tratta di una svolta verso l’efficienza e la trasparenza, per Vincenzo De Luca non è altro che una "truffa comunicativa".
L'ex Governatore, durante la consueta diretta streaming, ha smontato punto per punto il provvedimento, accusando l'attuale amministrazione di vendere come "palingenesi" norme che in realtà sono già previste dalle leggi nazionali o, peggio, che rischiano di paralizzare aziende complesse.
La delibera della discordia: cosa prevede il piano Fico
Il documento approvato giovedì pomeriggio punta a incrementare il potere di vigilanza della Regione come socio unico. L’obiettivo dichiarato dal presidente Roberto Fico è chiaro: tagliare i costi e premiare il merito attraverso selezioni pubbliche standardizzate per il management.
Tra i punti salienti figurano:
Amministratore Unico: stop ai Consigli di Amministrazione (CdA) per favorire una guida snella.
Separazione dei ruoli: incompatibilità tra le figure di Presidente e Amministratore.
Revoca del mandato: possibilità di rimuovere i vertici in caso di mancato raggiungimento dei target economici.
"Vogliamo valorizzare il merito del management pubblico e intervenire dove si registrano inefficienze", ha spiegato Fico, definendo il percorso come un impegno orientato alla tutela dell'interesse pubblico.
L’affondo di De Luca: "Solo demagogia e polvere negli occhi"
La replica di Vincenzo De Luca non si è fatta attendere ed è stata durissima. "Abbiamo assistito a una grande truffa comunicativa. Ci hanno comunicato che è arrivato il Messia, ma non è cambiato nulla", ha esordito l'ex inquilino di Palazzo Santa Lucia. Secondo De Luca, la delibera non farebbe altro che citare riferimenti legislativi nazionali già in vigore, spacciandoli per innovazioni regionali.
L'attacco è entrato poi nel merito tecnico, definendo "demagogia pura" l'idea dell'amministratore unico per società che contano migliaia di dipendenti: "Immaginare un unico amministratore per aziende con 1.500 o 2.000 lavoratori è ridicolo. La gestione diventa teoricamente più problematica e meno trasparente". De Luca ha poi sollevato dubbi sul "gioco delle tre carte" riguardante i pensionati (che potrebbero restare se a titolo gratuito) e sulla nomina dei direttori generali, che passerebbe sotto il controllo diretto del socio (la Regione), riducendo – a suo dire – l’autonomia gestionale delle aziende.
Accuse di clientelismo e la sfida del bilancio
Non sono mancate le bordate personali. De Luca ha denunciato un presunto episodio di "porcheria clientelare" relativo al distacco di una dirigente dal Policlinico al Centro Direzionale, con tanto di uffici creati ad hoc: "Una signora distaccata in una settimana in maniera vergognosa, con due stanze messe in comunicazione. Queste sono le cose da monitorare, il resto è propaganda".
Infine, un monito sulla tenuta finanziaria del sistema. L'ex Governatore ha ricordato gli sforzi fatti per risanare i debiti di EAV e SMA e ha invitato la Giunta Fico a passare dalle slide ai pagamenti: "La Regione deve pagare i servizi che le società fanno. Piuttosto che destinare milioni a disoccupati di lunga durata non meglio identificati, usate quei soldi per integrare le risorse delle aziende di trasporto e pulizia. Spero di non dover verificare tra pochi mesi che le partecipate stanno aspettando i pagamenti della Regione per garantire i posti di lavoro".
La sfida è lanciata: De Luca si dice pronto a un confronto pubblico "laico" per spiegare come sono stati salvati migliaia di dipendenti in questi anni, lasciando intendere che la battaglia sulle società della Regione è solo all'inizio.
