Si chiude, almeno per il momento, la complessa partita per la surroga di Edmondo Cirielli tra i banchi del Consiglio regionale della Campania. La Giunta delle elezioni ha sancito lo stop all’ingresso di Marco Nonno, primo dei non eletti nelle fila di Fratelli d’Italia. Al suo posto, per garantire il plenum dell’Aula, subentrerà la candidata successiva in lista, Lea Romano.
Il nodo della Legge Severino
Il caso nasce dall’opzione di Cirielli, che ha scelto di mantenere l'incarico di Viceministro degli Esteri rinunciando allo scranno in Regione. Secondo l’istruttoria presentata dal presidente , Massimiliano Manfredi, sulla base dei riscontri del Tribunale e della Corte d’Appello di Napoli, il quadro giuridico di Marco Nonno non è mutato rispetto alla precedente legislatura.
Sull'esponente di FdI pende infatti una condanna definitiva a due anni di reclusione per resistenza a pubblico ufficiale. Una posizione che, ai sensi della Legge Severino, aveva già portato alla sua decadenza in passato e che oggi impedisce nuovamente il suo ritorno in Consiglio, non essendo ancora intervenute azioni riabilitative.
Il braccio di ferro in Giunta
Durante la seduta, il consigliere di FdI Raffaele Maria Pisacane ha tentato una via d’uscita politica, chiedendo di attendere l'esito del ricorso di Nonno in Cassazione e proponendo, nel frattempo, un suo ingresso temporaneo in Aula.
Tuttavia, il parere tecnico degli uffici è stato netto: la proposta è stata dichiarata inammissibile a causa della comunicazione formale della Corte d'Appello sulla definitività della condanna. Di fronte al rischio di paralizzare l'attività del Consiglio e alla necessità di completare l’organico, lo stesso Pisacane ha ritirato l’istruttoria.
Entra Lea Romano
Con la presa d’atto degli esiti istruttori, il Consiglio regionale si prepara ad accogliere Lea Romano, che subentra ufficialmente a Cirielli. La decisione della Giunta mette un punto fermo su una vicenda che ha visto un lungo confronto tra interpretazioni giuridiche e necessità istituzionali, confermando il rigore nell’applicazione delle norme sull'incandidabilità.
