Esiste un paradosso silenzioso che attraversa l’Italia degli under 35. È il volto di una generazione che si dichiara "felice" per istinto di sopravvivenza, ma che si scontra quotidianamente con un sistema Paese che sembra negare loro le basi del futuro: casa, lavoro stabile e famiglia. I dati presentati da Ipsos durante la XV Assemblea Anci Giovani a Napoli disegnano una radiografia impietosa di un’Italia a due velocità, dove il desiderio si infrange contro il muro dell’inflazione.
L’illusione della felicità e lo scoglio del reale
Nonostante una pressione economica senza precedenti, il 71% dei giovani italiani afferma di essere felice. Ma è una felicità che somiglia più a una resistenza psicologica che a una stabilità strutturale. Il dato più allarmante emerge dal confronto tra aspettative e realtà: il 69% degli intervistati percepisce un solco profondo tra la propria vita quotidiana e quella ideale. Le ombre lunghe sul futuro sono proiettate da tre giganti: il costo della vita (50%), l'incertezza su lavoro e carriera (40%) e un’ansia generalizzata per l’inflazione e l’emergenza abitativa (58%). Non si tratta più solo di ambizioni professionali, ma di una lotta per l'autonomia finanziaria.
Il "Piano Famiglia" resta un miraggio
La cronaca politica parla spesso di natalità, ma l'inchiesta Ipsos rivela un corto circuito tra desiderio e possibilità. Se due giovani su tre sognano di avere figli, solo il 61% ritiene che riuscirà effettivamente a costruire la famiglia desiderata. "La famiglia resta il porto sicuro per il 44% del campione, ma senza incentivi al lavoro stabile, il desiderio di genitorialità rischia di rimanere un lusso per pochi," commentano gli analisti.
Fuga all’estero e il gap formativo dell'IA
Il lavoro non è più un luogo di realizzazione, ma di preoccupazione per tre giovani su quattro. Solo il 57% confida di essere professionalmente realizzato entro i 50 anni. La soluzione? La fuga. Il 65% degli under 35 ritiene necessario il trasferimento per trovare opportunità dignitose, guardando con rassegnazione oltre i confini nazionali. Anche sul fronte dell’innovazione, il giudizio è severo. Sebbene prevalga un cauto ottimismo sull’Intelligenza Artificiale (47%), il 56% dei giovani boccia il sistema formativo attuale, ritenendolo inadeguato a preparare le competenze richieste dal mercato tecnologico del futuro.
La sfiducia nelle istituzioni: le richieste alla politica
Il rapporto tra nuove generazioni e istituzioni è ai minimi termini. Un giovane su tre accusa la politica di totale immobilismo. Le priorità indicate per invertire la rotta sono chiare e tracciano l'agenda per i prossimi anni:
Riduzione della pressione fiscale (38%);
Incentivi strutturali per il lavoro stabile (33%);
Riforma di stage e tirocini, con l'obbligo di retribuzione (25%).
Nonostante questo distacco dai palazzi del potere, il senso civico resta sorprendentemente alto: otto giovani su dieci dichiarano di voler contribuire attivamente al bene comune. Resta da capire se lo Stato sarà in grado di intercettare questa energia prima che decida di trasferirsi altrove.
