La voce dei Pastori della Campania si solleva da Pompei con la forza di un manifesto politico e sociale, un documento che scuote le coscienze ben oltre i confini delle sagrestie.Questa mattina presso la Sede della Conferenza Episcopale Campana a Pompei (NA) è stato presentato l’Appello dei Vescovi della Campania alle Istituzioni, agli amministratori, ai rappresentanti politici, alla società civile e alle comunità ecclesiali. L’Appello, maturato alla luce del messaggio consegnato da Papa Leone XIV durante la sua recente visita nella Regione, intende offrire un contributo di riflessione e una parola di speranza dinanzi alle sfide che interrogano il presente e il futuro della Campania.
Non si tratta di una semplice esortazione spirituale, ma di un'analisi profonda delle ferite che sanguinano nel corpo di una regione complessa. L'innesco di questo sussulto di responsabilità è la recente visita di Papa Leone, le cui parole hanno lasciato un'impronta indelebile, un mandato chiaro che la Chiesa campana ha deciso di non far cadere nel vuoto. I Vescovi firmano così un appello corale che intreccia la difesa della sacralità della vita con le emergenze quotidiane di un territorio troppo spesso dimenticato o raccontato solo attraverso la lente del pregiudizio e della cronaca nera.
Il valore della vita tra solitudine e burocrazia
Al centro della riflessione episcopale c'è il concetto di una vita che va difesa nella sua interezza, senza sconti e senza compartimenti stagni. I Vescovi sollevano interrogativi cruciali sul dibattito del fine vita, ponendo l'accento non tanto sulle dinamiche legislative, quanto sul vuoto assistenziale che circonda i malati terminali. La richiesta di un potenziamento delle cure palliative e di percorsi di reale prossimità diventa il cardine per combattere la solitudine dinanzi alla morte. Questa stessa logica di tutela si riflette nella ferma preoccupazione espressa per la progressiva deospedalizzazione dell'aborto.
Il collasso della sanità e la fuga per la salute
L'inchiesta implicita dei Vescovi fotografa la dolorosa realtà dell'emigrazione sanitaria: migliaia di cittadini campani sono costretti a viaggiare verso altre regioni per trovare cure adeguate e assistenza dignitosa. Questo divario territoriale calpesta la dignità dei più poveri e trasforma la sanità in un privilegio di pochi. La marginalizzazione non colpisce solo i malati, ma si estende a macchia d'olio sulle aree interne della regione, territori che soffrono l'isolamento, lo spopolamento e la progressiva chiusura dei presìdi educativi e dei servizi essenziali, rischiando di essere definitivamente cancellati dalle mappe dello sviluppo futuro.
Le periferie dell'esistenza e l'ombra dell'illegalità
Lo sguardo della Chiesa campana si spinge dentro le realtà più buie della regione, là dove le istituzioni spesso faticano ad arrivare. C'è una profonda inquietudine per la condizione delle carceri, descritte come luoghi di puro contenimento e non di riscatto, dove il disagio soffoca detenuti, famiglie e agenti di polizia penitenziaria. Allo stesso modo, i Centri di permanenza per il rimpatrio e le condizioni di vita di migranti e Rom vengono indicati come termometri di una crisi di umanità, in cui le persone rischiano di essere ridotte a meri problemi burocratici da respingere anziché volti da integrare secondo i binari della giustizia. Questo scenario si aggrava nelle strade, dove l'economia sommersa del caporalato e del lavoro povero sacrifica la dignità sull'altare del profitto, mentre le ferite mai rimarginate della Terra dei Fuochi continuano a chiedere una bonifica che sia tanto ambientale quanto morale, per estirpare definitivamente il cancro della camorra.
Un patto civile per la rinascita oltre la rassegnazione
La denuncia non vuole però tradursi in una resa all'evidenza dei problemi. Citando il monito di Papa Francesco sulle diverse forme di attentato alla vita i Vescovi rivendicano l'organicità del loro impegno pastorale. Non c'è spazio per le ideologie o per le faziosità: l'appello si rivolge direttamente alla classe politica e agli amministratori pubblici, specialmente a quanti si dichiarano ispirati dalla Dottrina sociale della Chiesa, esigendo da loro coerenza e il coraggio di tradurre i princìpi in riforme concrete. Senza pretendere di sostituirsi alle istituzioni o di offrire ricette tecniche, la Conferenza Episcopale Campana offre la propria disponibilità a un tavolo di confronto leale e preventivo, convinta che il destino della Campania si giochi sulla capacità di ascoltare le ferite della sua gente e di restituire speranza e legalità alle nuove generazioni.
Ecco il testo integrale PER LA DIGNITÀ DELLA PERSONA E IL BENE DELLA CAMPANIA
Appello dei Vescovi della Campania sulla dignità della persona, il bene comune e le responsabilità verso la nostra terra
La recente visita di Papa Leone in Campania ha consegnato alle nostre Chiese una parola che non possiamo lasciare cadere. Il Santo Padre ha richiamato tutti a un sussulto di dignità e di responsabilità, invitando a servire la vita, a scegliere la giustizia e a porre il bene comune al di sopra degli interessi di parte.
Come Vescovi della Campania, sentiamo il dovere di raccogliere e rilanciare questo messaggio.
Ci sta a cuore la Campania. Ci stanno a cuore le nostre comunità, le famiglie, i giovani, gli anziani, i malati, i lavoratori, i migranti, i detenuti, coloro che abitano le aree interne, le periferie urbane e sociali, le terre ferite dall’inquinamento, dall’illegalità e dall’abbandono.
In questa luce, sentiamo il dovere di richiamare alcuni temi che interpellano oggi la Campania e chiedono un discernimento serio, condiviso e non ideologico.
Pensiamo anzitutto alla custodia della vita fragile e sofferente, al dibattito sul fine vita, alla necessità di cure palliative, di accompagnamento e di prossimità, perché nessuno sia lasciato solo dinanzi alla malattia, alla sofferenza e alla morte.
Guardiamo con preoccupazione alla deospedalizzazione dell’aborto e alla sua progressiva riduzione a pratica ambulatoriale, perché ogni scelta che riguarda la vita nascente, la maternità, la solitudine delle donne e la responsabilità della società merita attenzione, accompagnamento e tutela, non semplificazioni procedurali.
Ci interpellano le gravi questioni della salute e della sanità, soprattutto quando le disuguaglianze territoriali, economi-che e sociali rendono più difficile l’accesso alle cure e colpiscono le persone più fragili. Non possiamo ignorare l’emigrazione dei nostri ammalati verso regioni dove l’assistenza sanitaria garantisce condizioni migliori.
Non possiamo ignorare la condizione delle carceri, il disagio dei detenuti, delle loro famiglie, del personale penitenziario, e la necessità di percorsi che non si limitino alla custodia, ma aprano alla dignità, alla responsabilità, alla giustizia riparativa e al reinserimento.
Ci preoccupano i Centri di permanenza per il rimpatrio, la condizione dei migranti e dei Rom, il rischio che persone e popoli vengano percepiti come problema da respingere e non come volti da incontrare, accompagnare e integrare secondo giustizia e legalità.
Richiamano la nostra responsabilità i senza fissa dimora, le famiglie povere, i lavoratori sfruttati, il lavoro povero, il caporalato e ogni forma di economia che sacrifica la dignità della persona al profitto o alla convenienza.
Sentiamo il peso delle aree interne, dello spopolamento, della chiusura di servizi e presìdi educativi, della fatica di territori che rischiano di essere lasciati ai margini del futuro.
Portiamo nel cuore le ferite della Terra dei Fuochi, le conseguenze dell’inquinamento, dell’illegalità e della camorra, ma anche il desiderio di rinascita, di bonifica morale e ambientale, di responsabilità condivisa.
Ci preoccupa il disagio giovanile, la violenza minorile, la povertà educativa, la disaffezione alla partecipazione e la progressiva perdita di luoghi nei quali educare alla fiducia, alla legalità, alla cittadinanza e alla vita buona del Vangelo.
Ci addolora anche il problema dell’abbattimento delle case.
Questi temi non sono separati. Per noi la vita è tutta intera. Va custodita quando nasce, quando è fragile, quando è malata, quando è ferita dalla solitudine, quando è minacciata dallo sfruttamento, quando è respinta ai margini, quando è privata di futuro, quando è esposta alla violenza, all’illegalità o alla rassegnazione.
La dignità della persona è una sola. Insieme con Papa Francesco vogliamo ricordare che quando si parla dell’uomo vanno tenuti presenti tutti gli attentati alla sacralità della vita umana:
«È attentato alla vita la piaga dell’aborto, è attentato alla vita lasciar morire i nostri fratelli sui barconi nel canale di Sicilia. È attentato alla vita la morte sul lavoro perché non si rispettano le minime condizioni di sicurezza. È attentato alla vita la guerra, la violenza; ma anche l’eutanasia».
La nostra non è una parola di parte. È una parola che è radicata nel Vangelo, nella responsabilità pastorale e nella Dottrina sociale della Chiesa. È una parola che desidera aprire cammini, non chiuderli; favorire il confronto, non alimentare contrapposizioni; richiamare tutti alla dignità della persona e al bene comune.
Rivolgiamo questo appello anzitutto alle nostre comunità cristiane, perché non cedano alla paura e alla rassegnazione.
Rivolgiamo questo appello soprattutto alle Istituzioni, agli amministratori, ai rappresentanti politici, a quanti hanno responsabilità nella vita pubblica e a tutti coloro che, a diverso titolo, concorrono alle scelte che riguardano il presente e il futuro della Campania.
Come Pastori delle Chiese che sono in Campania, non intendiamo sostituirci alle Istituzioni né offrire soluzioni tecniche che spettano alla responsabilità propria della politica, dell’amministrazione e della società civile. Tuttavia, non possiamo restare indifferenti dinanzi a scelte che incidono profondamente sulla vita delle persone, soprattutto dei più poveri e di quanti non hanno voce.
Chiediamo fortemente che sui temi indicati si attivi un confronto vivo, un dialogo, una lettura condivisa. Chiediamo che le decisioni che toccano la vita delle persone non vengano assunte senza un dialogo serio con i soggetti sociali che quotidianamente incontrano le ferite della gente.
A quanti sono impegnati in politica e dichiarano di ispirarsi alla Dottrina sociale della Chiesa chiediamo coerenza, coraggio e soprattutto capacità di tradurre i principi in scelte concrete.
A tutti offriamo la nostra disponibilità ad un confronto leale, prima di giungere alla fase decisionale.
Amiamo questa terra e il popolo che ci è affidato. Ne conosciamo le ferite, ma anche le risorse; le stanchezze, ma anche la capacità di rialzarsi; le ombre, ma anche il desiderio di bene che abita tante persone, famiglie, comunità, istituzioni e realtà sociali.
Per questo non vogliamo rassegnarci. Non vogliamo che la Campania sia raccontata solo attraverso le sue emergenze, né che il futuro venga consegnato alla paura, all’indifferenza o all’illegalità. Crediamo che sia possibile costruire una terra più giusta, più fraterna, più attenta alla vita, più capace di custodire i piccoli, i poveri, i fragili e le nuove generazioni.
Nel solco del Vangelo e raccogliendo il messaggio che Papa Leone ha consegnato alla Campania, invitiamo tutti a servire la vita, a scegliere la giustizia, a promuovere il bene comune e a non sottrarsi alla responsabilità di costruire insieme il futuro della nostra terra: lo dobbiamo a noi e alle generazioni che verranno.
Pompei, 6 luglio 2026
I Vescovi della Conferenza Episcopale Campana
