A trentaquattro anni dalla strage di via D'Amelio, le istituzioni campane si stringono nel ricordo del giudice Paolo Borsellino e degli agenti della sua scorta, barbaramente uccisi dalla mafia il 19 luglio 1992. Un anniversario che si rinnova a soli 57 giorni di distanza dal dolore per la strage di Capaci, in cui persero la vita Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli uomini della scorta.
A farsi portavoce del profondo cordoglio dell’intera assemblea legislativa è il presidente del Consiglio Regionale della Campania, Massimiliano Manfredi, che ha voluto sottolineare il valore non solo commemorativo, ma anche civile e culturale di questa ricorrenza.
«È un anniversario di dolore e di cordoglio per la gravissima perdita subita dallo Stato e dagli Italiani», ha dichiarato Manfredi, invitando a riflettere sul cammino compiuto in oltre tre decenni. «Ma è anche un giorno in cui celebriamo il grande lavoro svolto dalla magistratura per individuare i responsabili ed assicurarli alla giustizia ed il grande impegno civile, politico, morale e culturale che ha portato, a partire da quelle tragedie, al grande cambiamento avvenuto nella realtà siciliana e al nascere e consolidarsi in tutta Italia di una forte azione comune contro la criminalità e per la legalità».
Il presidente del Consiglio Regionale ha poi rimarcato come l'esempio dei due magistrati simbolo della lotta a Cosa Nostra continui a guidare l'azione delle istituzioni locali e nazionali, rappresentando una bussola etica irrinunciabile per le nuove generazioni.
«Paolo Borsellino e Giovanni Falcone hanno lasciato un patrimonio immenso al nostro Paese – ha concluso Manfredi – ed oggi e tutti i giorni gli rendiamo onore, con grande orgoglio ed emozione, a nome dell'intero Consiglio regionale della Campania».
