Un’azione combinata che unisce il rigore delle misure repressive alla responsabilizzazione diretta dei nuclei familiari. Alla Camera dei Deputati, durante il Question Time, il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ha tracciato la linea dell'Esecutivo in materia di prevenzione e contrasto alla criminalità giovanile, rispondendo a un'interrogazione presentata da Fratelli d'Italia.
Il titolare del Viminale ha espresso pieno sostegno all'iniziativa promossa dal sindaco di Legnago e al percorso legislativo preannunciato dalla maggioranza, mirato a introdurre sanzioni e una vera e propria responsabilizzazione economica e penale per i genitori dei minori che commettono reati.
Il principio di legalità e il ruolo della famiglia
«Dobbiamo fare di tutto per diffondere nei giovani e nelle loro famiglie il rispetto della legalità e della persona umana, affinché il rifiuto della violenza diventi una scelta autonoma e responsabile», ha spiegato Piantedosi. Il ministro ha rimarcato come l'accesso a sussidi o benefici pubblici debba essere vincolato al rispetto delle regole sociali e al compimento dei doveri genitoriali: «Per vivere nelle nostre comunità e ricevere benefici concessi con risorse pubbliche, bisogna rispettare le regole della convivenza civile, tra cui rientra la piena assunzione di responsabilità per i condotte penalmente rilevanti dei figli minori».
Dal Decreto Caivano ai risultati sulla dispersione scolastica
Nel suo intervento, Piantedosi ha rivendicato i risultati già ottenuti attraverso l'applicazione del Decreto Caivano, rivendicando un approccio bilanciato tra repressione e prevenzione sociale. Agli interventi di riqualificazione urbana e alla creazione di spazi sportivi e aggregativi, il Governo ha affiancato la stretta sulla dispersione scolastica, introducendo reati specifici e la possibilità di revocare l'assegno di inclusione per le famiglie inadempienti.
«Un impianto punitivo e preventivo che ha già portato la dispersione scolastica dal 14% del 2020 all'8% del 2025, scendendo al di sotto della soglia del 9% prevista dall'Agenda 2030 con ben cinque anni di anticipo», ha concluso il ministro, ribadendo che il Viminale fornirà il massimo apporto tecnico e politico alle nuove proposte di legge in arrivo in Parlamento.
