Video/ Il sindaco: le ragazze dei Centri si prostituiscono

La dura accusa del primo cittadino: se è vero chiudiamo il centro di accoglienza

Il sindaco di Salerno disposto a misure estreme anche se viene scoperto che nel cas di Fuorni non si svolgono lezioni di italiano.

di Luciano Trapanese

«Ci sono ragazze che escono dal centro di accoglienza e vanno a prostituirsi». Lo ha dichiarato il sindaco di Salerno, Vincenzo Napoli (clicca la foto sopra e guarda il video), chiedendo «immediati riscontri alle forze dell'ordine e alla prefettura». Anche perché «se fosse accertato prenderei i necessari provvedimenti, fino alla chiusura del centro».

La struttura in questione è quella di Fuorni. E le voci sull'attività delle ragazze si seguono da tempo. In parte confermate anche da chi lo gestisce: «Non possiamo impedire alle ragazze di uscire...».

Una storia che avvelena un clima già difficile. Uno scontro non dichiarato (in maniera esplicita), con gli immigrati: non potrebbe essere letto diversamente il pugno duro per stroncare l'abusivismo commerciale, con gli incresciosi episodi che si sono verificati sul Lungomare. Da una parte i vigili che affermano di essere stati aggrediti. Dall'altra i senegalesi, che dichiarano il contrario.

Ora la prostituzione. Tema caldo a Salerno. Ma che non aveva mai coinvolto, in maniera così palese, proprio le ospiti dei Cas, mettendo in discussione l'intera rete di accoglienza dei centri.

Infatti il sindaco Napoli ha aggiunto: «Prenderemo provvedimenti (la chiusura ndr), anche se accertassimo che lì dentro non vengono svolto gli abituali programmi di integrazione, a partire dall'insegnamento della lingua italiana».

Un giro di vite, dunque. Ma probabilmente anche una presa di posizione che parte da un assunto condivisibile: non si può davvero tollerare che delle ospiti dei centri, assistite, accudite e vestite, siano poi “libere” di alimentare il mercato della prostituzione. E cioè: mantenute a nostre spese facciano poi gli interesse dei mercanti di schiave. E il tutto sotto gli occhi impotenti di chi gestisce i centri, della prefettura e delle stesse forze dell'ordine.

Come pure è intollerabile che nei Cas – se fosse vero – non vengono attivati i programmi minimi di integrazione. Sarebbe il quadro di un fallimento totale. Uno schiaffo anche per chi – invece – lavora e seriamente, anche a costo di sacrifici, per dare un senso, una continuità e una logica all'accoglienza.