di Federica D'Ambro
Parole scritte su carta che non possono e non devono essere cancellate. Un archivio storico, giornalistico e sociologico si trova dll'interno della biblioteca dell'Università degli Studi di Salerno.
C'è una stanza "dei ricordi", è un archivio giornalistico che si trova nella maggior parte delle biblioteche. E' una stanza che contiene tutti i quotidiani nazionali ed esteri dal 1975 ai primi anni 2000.
Ci sono le "Domeniche del Corriere", ci sono gli articoli di Tiziano Terzani pubblicati sul quotidiano tedesco "Der Spiegel", ci sono le parole, le inchieste, che hanno portato alla morte di Giancarlo Siani. Proprio da quell'archivio si capisce come nell'ultimo periodo, gli articoli, Giancarlo non li firmava più. Alcuni argomenti di cronaca legati alla camorra erano passati in mano ad un altro collega. Ma, ancora, c'è la prima pagina della caduta del Muro di Berlino, la mattina del 10 novembre 1989. Ci sono le immagini che hanno fatto la storia del nostro Bel Paese.
Storia che l'Università degli Studi di Salerno, dopo un grande lavoro d'archivio, si ritrova in mano senza sapere più cosa farne e senza un futuro certo. Nei primi anni 2000 sono stati fatti dei tagli, i primi proprio agli abbonamenti dei quotidiani, per questo alcuni giornali presenti attualmente nell'emeroteca di Fisciano sono inutilizzati.
Circa 40 anni di storia giacciono in una stanza lontana dalla Biblioteca. Per poterci arrivare bisogna andare all'esterno e andare fino al parcheggio interrato dei dipendenti.
Nelle intenzioni del rettorato, nascerà un archivio digitale dove potranno ancora essere consultati questi articoli o l'emeroteca, la stanza dei ricordi, finirà nel dimenticatoio, o, peggio, al macero?
Quest'ultima (il macero) sembra essere scelta più temuta ma facile.
"Non sappiamo cosa farne, non si leggono più, occupano spazio", ci spiegano i dipendenti della struttura, quasi rassegnati all'interruzione del rapporto con i giornali, la carta stampata. Una contraddizione nel luogo dove, la Biblioteca di Fisciano, tutto riporta proprio alla carta e alla cultura da questa espressa.
Molti non ne conoscono neanche l'esistenza, altri fanno finta che non ci sia.
Fingono che non ci siano le foto della strage di via D'Amelio o non ci siano i terribili racconti degli anni di piombo e le cronache dei giornalisti che hanno rischiato la vita per amor di verità.
