Storia di Francesco, rider morto per un pugno di euro

Amedeo: “Mance e tempo sono alleati pericolosi”

“Ho iniziato a fare il portapizze 6 anni fa. Era il 2013 ed io ero poco più che maggiorenne. Ho iniziato per necessità”. A raccontarci la sua storia è Amedeo Calascione, giovane salernitano che lavorava come rider in diverse pizzerie

Salerno.  

Quando consegnare una pizza può costare la vita. Sono tanti i giovani salernitani che, per guadagnare qualche euro in più alla fine del mese, decidono di iniziare a lavorare come portapizze. Sono rider giovani, a volte alla prima esperienza lavorativa. Fratelli, amici e parenti. Giovani che rischiano la vita ogni giorno per poter “correre”e consegnare nel minor tempo possibile il maggior numero di pizze.

Era l'11 agosto 2019. Francesco Troisi si affannava. Lavorava da diverso tempo in pizzeria e si occupava delle consegne. Quella sera, però, forse la distrazione, forse la fretta, qualcosa non è andato come doveva. Una donna ha attraversato la strada, lui non l'ha vista. L'impatto gli è stato fatale. Non aveva il casco.

Francesco, però, non è il primo ragazzo a perdere la vita o a rischiare la propria vita sul posto di lavoro. C'è Donato Lambiasi, giovane studente universitario, lavorava in una pizzeria nella zona orientale della città. Tre anni fa.

L’obiettivo, sempre lo stesso: guadagnare quel qualcosa in più che gli permettesse di scendere con gli amici o con la fidanzata la sera, senza gravare sulle spalle dei genitori. Donato, oggi, è vivo, ma la sua vita non è più la stessa.

Francesco e Donato sono solo un esempio. Sono ragazzi che potrebbero e dovrebbero lanciare un messaggio a chi questo lavoro continua a farlo. Sottopagato, alle volte, senza alcun tipo di contratto e senza assicurazioni. Che cosa succede nella notte, quando un giovane prende le pizze in consegna e va a destinazione?

Lo abbiamo chiesto a uno di loro.

Ho iniziato a fare il portapizze 6 anni fa. Era il 2013 ed io ero poco più che maggiorenne. Ho iniziato per necessità”. A raccontarci la sua storia è Amedeo Calascione, giovane salernitano che da due anni ormai vive a Londra per inseguire le sue passioni. Amedeo, dal 2013 al 2017, ha lavorato come rider in diverse pizzerie salernitane e ci racconta quello che vissuto.

In quegli anni la paga era di circa 20 euro a sera, escluse le mance, e la benzina era a carico del titolare della pizzeria. Lavoravo mediamente sei o sette ore al giorno, precisamente dalle 18 fino all'1 di notte. Quando facevo le consegne cercavo di arrivare tempestivamente senza far smuovere tanto il contenuto del bauletto contenente il cibo. Molte volte correvo, non tanto per far sì che la pizza del cliente arrivasse in tempo ma per riuscire a fare più consegne possibili per racimolare qualche centesimo in più di mancia”.

Amedeo ci racconta come tante volte è lo stesso giovane a lasciare la pizzeria senza casco, senza una sicurezza, e correre il più possibile per arrivare prima e guadagnare di più. Altre volte, però, la necessità di farlo non nasceva dal giovane stesso.

Alcune volte sono stato pressato e in alcune circostanze mi è stato riferito di dover fare più in fretta possibile una consegna perché magari era già in forno un’altra pronta a uscire per essere consegnata in tempo. E’ capitato che ci incoraggiassero per fare più mance. Ovviamente, non c’era nessuno a controllare l'utilizzo del casco dal momento in cui hai lasciato il locale. La mia è stata un’esperienza come tante altre, ma conosco tanti ragazzi che hanno vissuto situazioni peggiori”.