Lorenzo Forte risponde ai Pisano: "Falsata la realta"

La nota dell'associazione "Salute e Vita"

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Salerno.  

Il presidente del comitato "Salute e Vita" Lorenzo Forte, impegnato da anni in una dura battaglia per la chiusura della Fonderia Pisano, ha deciso di risponde alle affermazioni rilasciate negli ultimi giorni dalla famiglia Pisano, all'interno delle quali, il loro presidente asserisce che "mercurio e diossina non sono i loro".

Si rende per l'Associazione Salute e Vita necessario replicare. "Acquaiolo, l'acqua è fresca? ... Più della neve!", recita un vecchio saggio popolare. Partendo dal presupposto che, normalmente, quasi nessun colpevole ammette mai di esserlo, anche una volta condannato, assistiamo ancora una volta ad una narrazione parziale ed omissiva da parte loro. Ci "complimentiamo" con chi si occupa della comunicazione per la famiglia Pisano, perché ha cercato abilmente di sviare e falsare la realtà.

La relazione preliminare dello Studio SPES dello scorso mese di maggio, a noi consegnata, dopo numerose richieste, solo nelle ultime settimane, precisa che le due aree di studio, ovvero i due cluster analizzati, denominati "Valle dell'Irno 1 e 2", si diramano nell'arco di 3000 metri proprio partendo dalle Fonderie Pisano S.p.A. Dunque, le relazioni - ribadiamo, parziali - in nostro possesso, redatte dall'Istituto Zooprofilattico, datate marzo 2018 e maggio 2020, prendono in esame proprio l'area delle fonderie, nello specifico due zone che si allargano in modo concentrico a partire dal centro.

Parliamo di una fabbrica che, certificato dalla Magistratura, inquina sin dal 2004, quando nel piazzale della fonderia furono sequestrati migliaia di copertoni di camion. Ancora oggi non ci è dato sapere cosa, l'azienda Pisano, se ne facesse di pneumatici di gomma che, bruciati, creano diossina. Siamo però a conoscenza di tutte le denunce, i processi e le condanne avute negli ultimi quindici anni. Parliamo di una fabbrica che ha inquinato sempre e comunque, che ininterrottamente non ha rispettato le norme ambientali. Se non fosse un dramma, i loro fantasiosi tentativi di difesa su autocontrolli positivi risulterebbero comici. Ogni volta che l'ARPAC ha fatto un'ispezione all'improvviso, ha trovato l'inferno in quella fabbrica.

Nel 2014 l'ARPAC ha trovato nel fiume Irno dei sedimenti, solo a valle della fonderia, contenenti metalli pesanti superiori dieci volte i limiti consentiti dalla legge. Mentre prima della fonderia era tutto normale ed alla foce a Torrione la situazione si normalizzava, soltanto a valle, quindi nelle immediate vicinanze della fonderia, vi era una consistente presenza, ben superiore ai limiti di legge, di piombo, cadmio e zinco, per citarne alcuni. Nel 2015 l'ARPAC scrisse addirittura che i tecnici della fonderia non avevano la cultura dell'AIA - Autorizzazione Integrata Ambientale - e non conoscevano le BAT - Best Available Techniques - da applicare. Nel 2016 lo stabilimento ha subito l'ennesimo sequestro per gravi reati ambientali (creavano "un immediato pericolo per la vita e per l'ambiente") ed è stato chiuso per sei mesi. Nel maggio del 2017, al primo controllo non programmato dopo il dissequesto, sono stati sequestrati ventimila tonnellate di metalli pesanti pieni di olio e plastica. Materiali di seconda fusione che, al pari dei pneumatici di gomma sequestrati nel 2004, bruciati creano il rischio diossina. La Procura sequestrò i metalli restanti ma, una buona parte, non risultava più a terra rispetto alle bolle di accompagnamento, quindi erano stati già stati fusi. Inoltre, nell'ambito di questo controllo, è stata riscontrata la non applicazione di dieci BAT, tra cui quella sulla diossina.

È chiaro che il ciclo ufficiale non corrisponde, che vi sono delle discrepanze tra quello che realmente si brucia e quello si produce, con gravi ripercussioni sulla salute sia dei lavoratori che degli abitanti della Valle dell'Irno. Nel 2018 l'ARPAC scrisse che i fumi prodotti rappresentavano un "pericolo esiziale", dunque mortale, perché non filtrati e contenenti di tutto, per i lavoratori e la popolazione vicinoria. E per popolazione vicinoria si intendono i residenti, gli stessi presi in esame per lo Studio SPES. Possiamo solo immaginare cosa ci fosse in quei fumi. Quando la fabbrica è stata riaperta è stato precisato che in quel momento, in cui lo stabilimento lavorava a regime di attività ridotta, il pericolo esiziale veniva meno e veniva prescritta la riapertura purché si lavorasse a "basso regime", senza dare però alcun parametro, proprio perché non erano in grado di risolvere i problemi strutturali che avevano.

La relazione dello Studio SPES, seppure parziale ed incompleta, che ci è stata consegnata pochi giorni fa, evidenzia la presenza notevolmente superiore di mercurio nel sangue dei residenti dei cluster 1 e 2 esaminati, ovvero fino a cinque volte superiore che nelle altre zone, e di diossina fino a quattro volte maggiore di chi vive in aree molto più distanti dalle fonderie Pisano. Questi dati si aggiungono a quelli della prima relazione del 2018, che dimostravano che selenio e zinco, già presenti sopra la media nel sangue degli esaminati, man mano che ci si allontanava dalla fonte di inquinamento, diminuivano. La relazione terminava con "da una prima analisi condotta sui soggetti arruolati nel territorio della Valle dell'Irno, la concentrazione di alcuni metalli potenzialmente tossici risulta essere maggiore rispetto ai valori di riferimento su siero individuati dalla comunità scientifica. (...) La peculiare concentrazione di metalli direttamente proporzionale al centroide del modello di studio, fa desumere che la sorgente di contaminazione individuata abbia un impatto significativo sulla dose interna di contaminanti".

La Regione Campania la smettesse di nascondere la verità e rendesse pubblica la relazione finale e lo Studio SPES completo consegnato, presumibilmente a gennaio, nelle mani del Presidente De Luca. Dall'altra parte, la famiglia Pisano non raccontasse più bugie su una fabbrica che, è certificato, produce inquinamento, ed i cui tecnici responsabili hanno dimostrato in passato di non avere conoscenza nemmeno delle norme ambientali basilari che devono applicare. La verità sarà accertata su tutto: quanto riassunto finora, è la verità già accertata".