Si è celebrata oggi la festa di San Basilide, patrono del Corpo di Polizia Penitenziaria, occasione per un'omelia che ha intrecciato il racconto evangelico della tempesta sedata con la figura del santo martire, soldato romano convertito al cristianesimo nel III secolo.
L'omelia ha preso le mosse dal passo del Vangelo di Matteo in cui Gesù, svegliato dai discepoli terrorizzati durante una tempesta, li rimprovera per la loro "poca fede" prima di placare i venti e il mare. Un episodio che, secondo quanto sottolineato nell'omelia, non riguarda solo gli apostoli ma rappresenta un simbolo della vita quotidiana, fatta di "corridoi stretti, serrature che girano, sguardi carichi di storie difficili, turni che si moltiplicano, notizie che fanno male" – un riferimento esplicito alla realtà del lavoro penitenziario.
Ampio spazio è stato dedicato alla vicenda di San Basilide, soldato romano originario di Alessandria d'Egitto vissuto agli inizi del III secolo, in un Impero che perseguitava i cristiani. Durante il servizio militare frequentò la Scuola di Alessandria, dove insegnava il teologo Origene, restando profondamente colpito dalla sua sapienza.
Basilide ricevette l'ordine di condurre al supplizio la giovane Potamiena, condannata a morte per essersi rifiutata di rinnegare la fede cristiana. Durante il tragitto verso il patibolo, il soldato la protesse dalla folla che tentava di oltraggiarla, un gesto di rispetto che colpì profondamente la martire. Potamiena gli promise che avrebbe interceduto per lui presso Dio. Pochi giorni dopo, convocato per giurare fedeltà agli idoli civili, Basilide si rifiutò pubblicamente, dichiarandosi cristiano. Arrestato e condotto davanti a un giudice, raccontò ai fedeli che lo andavano a visitare in carcere di un'apparizione notturna di Potamiena, che gli aveva posto una corona sul capo annunciandogli che la sua preghiera per lui era stata esaudita. Fu battezzato nella stessa prigione e decapitato il giorno successivo.
Il messaggio agli agenti
Nell'omelia si è insistito sul valore del gesto di Basilide rispetto alla parola: "Non pronunciò un discorso teologico. Non insegnò nulla. Fece un gesto. Un gesto di rispetto verso una condannata a morte." Un parallelo diretto con il lavoro quotidiano degli operatori penitenziari, invitati a custodire "la dignità umana anche di chi ha sbagliato".
L'omelia si è conclusa con un ringraziamento esplicito al Corpo di Polizia Penitenziaria per un lavoro definito "spesso invisibile, nascosto e poco apprezzato", richiamando la promessa di San Basilide e di Potamiena: "Non che la barca non sarà scossa. Ma che non affonderà. Non che il lavoro sarà sempre bello e riconosciuto. Ma che vale."
