Cinque rinvii a giudizio e la condanna a un anno e mezzo per Nello Mastursi, ex capo staff del governatore Vincenzo De Luca, per induzione indebita. Si è chiusa così l’udienza preliminare davanti al gup di Roma sulle presunte pressioni esercitate da Guglielmo Manna, avvocato ed ex marito della giudice Anna Scognamiglio, per ottenere un incarico nella sanità campana, utilizzando il ruolo della moglie, giudice relatore di due procedure legate all’applicazione della legge Severino, nei confronti del presidente della regione. Manna fu intercettato mentre cercava di stabilire contatti proprio con Mastursi.
L’inchiesta è partita da Napoli nel 2015, ad opera del pm John Henry Woodcock, la Scognamiglio era componente del collegio che si pronunciò sull’applicazione della legge Severino nei confronti di De Luca, all’epoca dei fatti alle prese con un processo a Salerno. Mastursi, che si era immediatamente dimesso dal suo incarico nel momento in cui sono partite le indagini, aveva scelto il giudizio abbreviato. La richiesta del pm per Mastursi, difeso dall’avvocato Felice Lentini, era di un anno e otto mesi. Dovranno aspettare il 18 settembre per il dibattimento i 5 rinviati a giudizio, oltre a Manna e Scognamiglio, assistiti rispettivamente dagli avvocati Francesco Cedrangolo e Giovan Battista Vignola, sono l’avvocato Gianfranco Brancaccio, l’infermiere del Santobono Giorgio Poziello e Giuseppe Vetrano, coordinatore in Irpinia delle liste a sostegno di De Luca.
Il giudice Scognamiglio ha sempre respinto con forza le contestazioni davanti ai magistrati romani, precisando di aver sempre agito nel rispetto delle regole, lo stesso dicasi per Manna che ha assicurato la sua massima trasparenza. La Scognamiglio si era difesa spiegando di non aver chiesto mai favori a nessuno e di aver preso le distanze dal marito, trovandosi da tempo nella situazione di separata in casa. Ma l'attenzione dei pm romani si era concentrata proprio sul suo ruolo, quello del marito e di Mastursi. Non compariva mai il nome del governatore De Luca nelle intercettazioni, così è stata infatti chiesta dalla Procura di Roma l’archiviazione per il presidente, ritenendo che non fossero emersi elementi che lo potessero coinvolgere nei fatti.
Sara Botte
