Furbetti del cartellino al Ruggi: prosciolti 33 indagati

Archiviazione da parte del gup: non c'è truffa ai danni dello stato

Salerno.  

Prosciolti 33 indagati nell'inchiesta sull'assenteismo all'ospedale Ruggi d'Aragona di Salerno. A deciderlo ieri il gup Piero Indinnimeo. Per i furbetti del cartellino arriva il non doversi procedere  perchè il fatto non sussiste. Senza l'imputazione di truffa aggravata ai danni dello stato il caso diventa un semplice fatto amministrativo di competenza dell'azienda che dovrà disporre ora le giuste sanzioni disciplinari.

Dalle indagini sarebbe emerso dunque che nessuno degli indagati fosse assente dal proprio posto di lavoro per l'intero orario di servizio. Non è stato rilevato nessun vuoto d'organico dei dipendenti che, pur non timbrando personalmente, non si sarebbero mai allontanati dal luogo di lavoro.

Al centro della questione, per il gup, esclusivamente la modalità con la quale si sarebbe proceduto a rilevare le timbrature illecite. Così il reato contestato è diventato solo una semplice falsa attestazione della presenza in servizio. Intanto restano da esaminare ancora altre 800 posizioni nell'ambito dell'inchiesta Just in time, partita nel 2015. Duecento già le archiviazioni. L'inchiesta partì con i primi provvedimenti restrittivi quando vennero individuate 14 persone che avevano compiuto degli illeciti.

Tra loro c'era chi aveva timbrato il cartellino regolarmente per poi andare dal parrucchiere, al bar o a fare una passeggiata al mare. Immagini che divennero virali facendo esplodere il caso. Partirono così i controlli che riguardarono tutto il personale del nosocomio salernitano.  Alcune segnalazioni arrivarono agli inquirenti anche dalla direzione ospedaliera del Ruggi. 

Una complessa indagine che ha consentito di rilevare condotte fraudolente da parte di numerosi dipendenti ospedalieri, che, con la complicità di altri colleghi, potevano assentarsi ingiustificatamente dalla struttura risultando però regolarmente al loro posto di lavoro.

Le condotte vennero accertate anche grazie all’installazione di telecamere che hanno consentito il monitoraggio visivo di due orologi marcatempo per la rilevazione delle presenze giornaliere, collocati all’interno del nosocomio. La ricostruzione, incrociata con i dati delle presenze giornaliere forniti dalla struttura ospedaliera, ha permesso di definire nei minimi dettagli il comportamento degli indagati. Le indagini sono state corroborate poi anche da un’accurata attività di pedinamento e appostamento eseguita dai militari.  

S.B.