Uccide il padre con un colpo di pistola: prosciolto

Il giudice ha ritenuto Gennaro Di Salvo incapace di intendere e di volere al momento del delitto

L'omicidio due anni fa all'altezza di Mercato San Severino. L'imputato è un maresciallo dei carabinieri

Ha ucciso il padre ed è stato prosciolto, perché quando ha sparato non era capace di intendere e di volere. La sentenza è stata emessa dai giudice per le indagini preliminari del tribunale di Salerno che ha accolto le richieste della difesa. Sotto accusa Gennaro Di Salvo, 45 anni, maresciallo dei carabinieri, originario di Calvi Risorta. Il delitto si è verificato due anni fa, il 31 marzo del 2016, nei pressi dello svincolo di Mercato San Severino della A 30.

Nelle mani del giudice due perizie concordanti. Quella della difesa e quella d'ufficio. Entrambe hanno confermato che il carabiniere al momento dell'omicidio non era capace di intendere e di volere. Gennaro Di Salvo sarebbe affetto da una grave forma di disturbo bipolare.

Quella mattina padre e figlio erano a bordo di una Lancia Lybra. Il papà, Federico Di Salvo, era alla guida della vettura. Stavano discutendo, in modo forse animato. Il figlio, che era già stato sospeso dal servizio e stava tornando in Sicilia, ha impugnato improvvisamente una pistola e fatto fuoco. A bruciapelo. Il papà è morto sul colpo. L'auto – che procedeva a velocità non elevata – si è schiantata contro un guard rail.

Gennaro Di Salvo è uscito illeso dall'abitacolo e si è allontanato. Sul poso i carabinieri della compagnia di Mercato San Severino.

La ricostruzione dei fatti non è stata semplice. C'era un morto a bordo di un'auto sull'autostrada, ucciso da un colpo di pistola. Dopo poco però gli investigatori sono riusciti a mettere insieme tutti i dettagli. Sono partite le ricerche di Gennaro Di Salvo. E' stato rintracciato alle due di notte, non molto lontano dal luogo dell'omicidio. Si aggirava a piedi, in stato confusionale. Il 45enne prima di fare fuoco avrebbe urlato al padre: tu sei il diavolo, tu sei il diavolo. Frase che il carabiniere avrebbe ripetuto anche ai militari che lo hanno rintracciato.

La sentenza mette fine a una vicenda che ha suscitato molto clamore. E restituisce una dinamica dei fatti che è compatibile solo con l'incapacità dell'imputato – al momento dell'omicidio – di comprendere quello che stava facendo.