Inchiesta al Ruggi, il caso parti da un esposto del 2014. I dirigenti sapevano dei "fannulloni"
Era il 27 giugno di un anno fa quando il sindacalista ex Ugl ora alla Cisl, Giuseppe Cicalese, varcò la soglia della caserma della Guardia di Finanza per denunciare le anomalie all’interno dell’ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona. Raccontò agli inquirenti di aver formulato più esposti all’ex manager Elvira Lenzi, sollevando la presenza di lavoratori in orario di straordinario per stigmatizzarne l’indiscriminato abuso da parte di alcuni.
A ciò si aggiungeva la sovrapposizione dell’abuso nella partecipazione alle attività lavorative all’interno dell’Azienda Ruggi che spesso «sconfinava in una vera e propria ubiquità del personale che risultava allo stesso tempo sia in servizio, impegnato nel lavoro sia ordinario che straordinario, che occupato nelle attività formative di un particolare progetto». Sollecitazioni che per i vertici del nosocomio (esposto del 5 dicembre del 2013) sono rimaste lettera morta. «Compreso per la dottoressa Annichiarico, direttore medico di presidio».
Tutte denunce che sarebbero finite sulla scrivania di Elvira Lenzi (predecessore di Vincenzo Viggiani).Giuseppe Cicalese, poi, a giugno del 2014 decide di presentarsi alla Guardia di Finanza. A ottobre del 2014 si ripresenta di nuovo presso la Guardia di Finanza, parlando dei medici e del loro responsabile che prepara i turni sulla reperibilità. A questo punto la Procura, che nel frattempo aveva avviato tramite i militari delle fiamme gialle una laboriosa attività di indagine, accende i riflettori su quanto accade all’intero del nosocomio di via San Leonardo, affidandosi ad alti mezzi tecnologici per scovare i responsabili del presunto raggiro.
Redazione Sa
