I nuovi lavori che avrebbero interessato la spiaggia di Cetara, borgo della Costiera Amalfitana, potevano cambiarla in maniera irreversibile, creando anche un impatto sull'ecosistema marino-costiero. Ed è per questo che la Procura di Salerno ha voluto vederci chiaro sui lavori di ripascimento che l'avrebbero interessata, tanto che, lo scorso 10 giugno è stato emesso un decreto di sequestro preventivo di urgenza avente ad oggetto il materiale di apporto, proveniente da cava terrestre, già stoccato presso l'arenile di Largo Marina.
Il provvedimento si inserisce in un'articolata attività investigativa, avviata a seguito di accertamenti svolti dalla Capitaneria di Porto - Guardia Costiera di Salerno, in relazione ai lavori di riqualificazione dell'area portuale e, in particolare, agli interventi di ampliamento della spiaggia mediante l'apporto di materiali di origine esterna, derivanti dalla frammentazione di rocce da cave terrestri. Gli accertamenti si sono concentrati sulla verifica della conformità dei materiali utilizzati e, anche attraverso analisi tecniche svolte da Arpac e mediante una consulenza specialistica disposta dalla Procura, è stato evidenziato una significativa difformità tra il materiale di apporto rispetto a quello nativo, ovvero già presente.
Sotto il profilo tecnico, tali difformità non risultano limitate ad un piano meramente estetico, ma appaiono idonee a incidere sull'equilibrio dell'ecosistema marino-costiero e sulla struttura fisica dell'arenile. L'attività di ripascimento intrapresa, qualora portata a termine secondo le modalità ipotizzate dall'Amministrazione comunale di Cetara, secondo gli accertamenti finora svolti, avrebbe potuto incidere in modo irreversibile sulla spiaggia, al punto da rendere persino difficile la sua fruizione da parte della collettività, senza contare i possibili effetti dannosi che un intervento del genere avrebbe potuto determinare sull' ecosistema marino e costiero di tutta la Costiera amalfitana. Alla luce degli elementi raccolti, sono state ipotizzate fattispecie di reato in materia di tutela paesaggistico-ambientale e, in particolare, il delitto di danneggiamento del patrimonio culturale e paesaggistico, la contravvenzione di distruzione o deturpamento di bellezze naturali e le violazioni della normativa paesaggistica. Il decreto di sequestro è stato convalidato dal gip, che ha ritenuto, allo stato, sussistenti il fumus boni iuris e il periculum in mora per le ipotesi di reato di distruzione e deturpamento di bellezze naturali e opere eseguite senza l'autorizzazione paesaggistica o in difformità di essa, non ritenendo, quindi, allo stato configurabile il danneggiamento del patrimonio culturale.
