Omicidio Luca Esposito: il telefono riacceso o spostato dopo la morte

Ancora diversi punti oscuri da chiarire: il giallo dei messaggi e dell'arma del delitto

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Eboli.  

Si infittisce il mistero attorno alla morte di Luca Esposito, il giornalista salernitano di 53 anni trovato carbonizzato domenica mattina in un terreno agricolo nel comune di Eboli. Al centro delle indagini c'è ora il cellulare della vittima, che secondo quanto emerso non si trovava né nei pressi del corpo né all'interno dell'auto ritrovata parcheggiata poco distante.

La testimonianza dell'amico

Gaetano Ferraiuolo, amico e collega di, intervistato durante la trasmissione "La vita in diretta estate", ha raccontato di averlo sentito il pomeriggio di sabato e di avergli scritto nuovamente domenica mattina intorno alle 10.27. Non ricevendo risposta, lo ha chiamato su WhatsApp senza esito, lasciandogli poi un messaggio vocale.

Secondo il racconto, i messaggi inizialmente non risultavano recapitati: solo nel tardo pomeriggio di domenica sono comparse le due spunte, ma non di colore blu, segno che il messaggio è stato consegnato ma non visualizzato. Una circostanza che apre due ipotesi: il telefono è stato riacceso da qualcuno, oppure è stato spostato da una zona priva di campo a un'area con copertura di rete.

Gli interrogativi ancora aperti

Resta da chiarire cosa facesse il giornalista in una zona così isolata, in orario serale, nonostante la sua nota riluttanza a mettersi alla guida dopo il tramonto. Aveva un appuntamento sul posto? C'era già qualcuno con lui in auto? Domande che al momento restano senza risposta e sulle quali si concentrano gli accertamenti degli investigatori.