Maurizio Peccarisi ha giocato per tre anni con la Salernitana, raccogliendo in totale 49 presenze e un gol tra il 2008 ed 2011. Lo abbiamo intervistato per parlare con lui dell’esperienza vissuta a Salerno nel campionato 2008-09 con Castori allenatore, riferendoci anche alla promozione conseguita ai tempi di Cesena.
Che ricordi ha di mister Castori?
“Ho ricordi positivi. Nell’esperienza di Salerno ci fu solo una piccola incomprensione nel mese di ottobre, ma non posso che proferire belle parole su di lui, del quale conservo un bel ricordo anche in riferimento all’esperienza di Cesena quando conquistammo la promozione In B ai playoff contro il Lumezzane, in una gara balzata agli onori della cronaca per motivi diversi rispetto a quelli calcistici (si scatenò una rissa tremenda che vide coinvolto anche il tecnico, squalificato per due anni, ndr)”.
Come mai lei era uno dei pretoriani del tecnico marchigiano, con il quale ha condiviso diverse esperienze?
“Certi allenatori si basano, nell’allestimento degli organici a propria disposizione, su elementi di fiducia. Un allenatore non fa niente che possa andare a suo discapito. Faceva affidamento su di me anche quando ero malconcio: probabilmente gli offrivo garanzie superiori”.
Credeva che il suo ex allenatore sarebbe successivamente stato tecnico di una squadra di serie A?
“Non avevo dubbi, è stato sempre un lottatore, non ha mai mollato una virgola. Nelle difficoltà si è sempre esaltato. Nonostante un periodo caratterizzato da campionati poco brillanti, sapevo che avrebbe dato una svolta alla sua carriera e mi ha fatto piacere che ci sia riuscito”.
Come si spiega, a distanza di anni, quella partenza razzo nel torneo 2008-09 ed il lento, ma inesorabile declino che aveste?
“Non era una squadra allestita per fare un campionato di vertice. Siamo partiti bene. Abbiamo illuso i tifosi ed abbiamo fornito una verità sbagliata su quella squadra. Il mister fa solitamente anche preparazioni incentrate sul lungo periodo, ma ciononostante fummo bravi ad avere una partenza nacque forte. Dopo la prima vittoria ci fu un grande entusiasmo, ma, non appena giunsero i primi risultati negativi, dimostrammo di essere una squadra priva del necessario carattere per contrastare i periodi avversi”.
Quali differenze riscontra tra la serie B da lei giocata negli scorsi anni e quella attuale?
“Negli anni è andata a calare la qualità. Non lo dico per retorica, ma è un dato di fatto. Si percepiscono ingaggi inferiori, si prendono ragazzi più giovani per risparmiare. Ciò non significa, però, che non siano bravi. Il calcio è sempre più incentrato sulla corsa e sul dinamismo. In serie B la differenza col passato non è tanto marcata, mentre la si percepisce già in Lega Pro, una categoria dove si pensa soltanto all’aspetto fisico. Personalmente ritengo che questa esasperazione possa determinare l’accorciarsi delle carriere per i calciatori delle nuove generazioni”.
Di cosa si occupa attualmente?
“Lavoro con la società di mio suocero e della mia compagna nel ramo delle automazioni per cancelli. Mi occupo dei controlli sul lavoro che fanno i tecnici. Mi concedo una volta a settimana una partitella a calciotto: questa è l’ultima cosa che mi è rimasta. Ormai il mondo del calcio è abbastanza saturo: è difficile fare l’allenatore o svolgere qualsiasi altra mansione inerente lo sport che ho praticato. Perciò ho preferito cambiare vita e cogliere questa nuova opportunità”.
Corrado Barbarisi
