Bollini, esonero comunicato sabato pomeriggio: mister deluso

Un anno dopo la prima vittoria ecco l'addio: media di 1,34 punti a partita, 59 punti conquistati

Salerno.  

Tanto tuonò che piovve. Alla fine si è interrotta anzitempo l'avventura di mister Bollini sulla panchina della Salernitana, ufficialmente a causa delle pessime prestazioni offerte dalla squadra nelle ultime settimane e da una serie di esperimenti tattici che non hanno permesso ai calciatori in organico di esprimersi al meglio delle loro effettive potenzialità. Sabato pomeriggio la goccia che ha fatto traboccare il vaso, con Bocalon esterno d'attacco, Gatto quasi in veste di terzino, sostituzioni sbagliate e una prova brutta quasi come quelle di Cittadella e Brescia. Quando Bollini, in sala stampa, ha analizzato la gara quasi con soddisfazione, la nostra redazione ha sottolineato che le ipotesi erano due: o tutti avevamo visto un'altra partita o il tecnico, consapevole di essere ormai ai titoli di coda e all'ultima intervista stagionale, ha provato fino in fondo a difendere il suo operato senza mai spiegare concretamente come mai la Salernitana non riuscisse più a fare tre passaggi di fila. Alla fine propendiamo per la seconda ipotesi, anche perchè Lotito e Fabiani hanno comunicato a Bollini la scelta di voltare pagina già dopo il triplice fischio. L'immagine è stata chiara: confronto rapido con Mezzaroma in tribuna, chiamata a raccolta dei dirigenti Avallone e Bianchi e summit nello spogliatoio in presenza dello staff tecnico, criticato per alcune scelte e allertato sulla necessità di cambiare pagina. Del resto il patron non avrebbe mai fatto quello "sfogo" all'esterno della sala stampa se non avesse già comunicato al diretto interessato che l'esonero era ormai materializzato.

Bollini lascia Salerno esattamente un anno dopo la sua prima vittoria, quella di Frosinone. I numeri parlano di 59 punti conquistati (ma appena 6 vittorie in campionato da metà aprile ad oggi), una media di 1,34 a partita, una salvezza raggiunta in largo anticipo e una metà classifica che, secondo la società, non rispecchia il valore reale di una rosa "sminuita" in conferenza stampa prima dell'esordio di Venezia. La sensazione è che da lì si sia rotto qualcosa, sebbene Bollini sia stato apprezzato dalla tifoseria per aver parlato con chiarezza senza trincerarsi dietro le solite parole di circostanza. Dalla sua i derby vinti, il carattere della squadra, la forza del gruppo, valori umani importanti e dodici risultati utili di fila, spesso ottenuti in rimonta. Anche qui il bivio: o era bravo lui a leggere le gare o era la squadra a dare il meglio quando saltavano gli schemi. La dirigenza, evidentemente, ha optato per l'opzione B. Resterà comunque nella mente di tutti l'immagine di una brava persona, di un grandissimo professionista, di un ottimo lavoratore e di una persona che, pur commettendo errori, ha onorato la maglia guadagnandosi sul campo la riconferma.

Quali i capi di imputazione? Anzitutto l'eccessiva importanza data alla tattica, con alchimie particolari che l'anno scorso hanno "bruciato" una coppia gol come quella composta da Coda e Donnarumma o che, quest'anno, hanno visto la presenza di Bocalon in veste di ala o Vitale nel terzetto offensivo pur disponendo di otto esterni d'attacco in panchina. Anche i 20 gol subiti da palla inattiva e la scarsa capacità di calciare in porta hanno fatto pendere l'ago della bilancia verso l'esonero, sebbene una sorta di ultimatum fosse arrivato già dopo la gara di Carpi. Il destino ha voluto che Bollini iniziasse a commettere qualche errore non appena ha avuto ampia possibilità di scelta in tutti i reparti, altro interrogativo che la società si è posta in queste ore. Chi lo conosce bene assicura che il trainer di Poggio Rusco non si aspettasse il licenziamento, consapevole che il lavoro portato avanti avrebbe dato i suoi frutti rispetto all'obiettivo. Quale sia, poi, resta un mistero. Al mister, ovviamente, l'augurio di ripartire quanto prima da un'altra esperienza, consapevole che i numeri tutto sommato erano dalla sua parte, ma che di errori ne sono stati commessi e che, probabilmente, la squadra non lo seguiva più come prima.

Gaetano Ferraiuolo