Lo abbiamo sottolineato nei giorni scorsi: dalla scelta del nuovo allenatore avremmo potuto capire i veri programmi della Salernitana. Ebbene, puntando su Stefano Colantuono i presidenti Lotito e Mezzaroma hanno lanciato un segnale molto chiaro alla squadra, alla tifoseria e all'intero campionato di serie B: la società punta direttamente al salto di categoria entro la stagione del centenario, al netto di regolamenti che non incidono minimamente sulla programmazione di due patron che, nei fatti, hanno dimostrato di meritare in pieno la fiducia e l'appoggio del pubblico. Colantuono non avrebbe mai accettato Salerno per vivacchiare in cadetteria o per salvarsi: del resto se si esonera un tecnico, Bollini, con una classifica tutto sommato accettabile significa soltanto voler fare un ulteriore salto di qualità senza nulla togliere a chi ha lavorato con enorme professionalità e senso di appartenenza conquistando dodici risultati utili di fila pur con situazioni di emergenza. Quanto al nuovo traienr granata, è evidente che, teoricamente, è il migliore che sia transitato sulla panchina nella gestione Lotito-Mezzaroma, almeno per curriculum, esperienza, conoscenza dei calciatori e risultati ottenuti in carriera.
Se è vero che l'anno scorso, a Bari, le cose non sono andate bene (ma nella seconda parte del girone di ritorno la sua squadra aveva 10 calciatori in infermeria) e che a Udine è arrivato un esonero (ma era perfettamente in linea con l'obiettivo richiesto dal presidente Pozzo), è altrettanto vero che quanto fatto in passato merita un plauso incondizionato: 523 panchine, oltre 100 vittorie in serie A, 359 risultati positivi, tre promozioni, record di 9 vittorie su 9 a San Benedetto, unico allenatore a vincere all'esordio sul campo della Juventus, record di vittorie in B (24), 81 punti nell'ultima stagione in cadetteria non da subentrante, due volte su due in A con l'Atalanta, 5 salvezze miracolose in massima serie con grande incidenza del fattore casalingo. Dal punto di vista tattico, Colantuono ha sempre dimostrato una certa facilità ad adattare il modulo ai calciatori a disposizione. Pur essendo amante della difesa a quattro, infatti, il trainer romano non ha disdegnato schemi differenti anche in base alle caratteristiche dell'avversario. La sua idea potrebbe essere quella di partire dal 4-4-2, con due terzini di spinta, due mediani che pensino soprattutto alla fase difensiva, esterni di centrocampo che sfornino cross e punte vicine all'area di rigore e non costrette a macinare chilometri in fase di non possesso. I due centrali difensivi, invece, devono avere caratteristiche ben precise: uno deve essere fisico e bravo nel gioco aereo, l'altro rapido nell'anticipo e, magari, abile ad impostare il gioco senza ricorrere ai lanci lunghi.
I risultati migliori della sua carriera sono stati ottenuti proprio con il 4-4-2, a Bergamo: con l'Atalanta, fuori casa, spesso il modulo si trasformava in un 4-4-1-1, con un trequartista alle spalle della punta e due esterni dalle spiccate caratteristiche offensive che garantivano ogni anno un buon bottino di gol. Per antonomasia, però, Colantuono nasce con il 4-3-3, quel modulo tanto caro a Bollini, ma che in corso d'opera è stato abbandonato. La Salernitana dispone di tanti esterni, chissà che non possano trarne beneficio i vari Di Roberto, Cicerelli e Rosina, sin qui utilizzati con il contagocce per motivi diversi. A Bari, invece, anche per cause di forza maggiore è stato proposto il 3-5-2 soprattutto dopo l'infortunio di Brienza e l'assenza in rosa di un elemento con le stesse caratteristiche, in grado di far cambiare spartito tattico pur mantenendo gli stessi interpreti sul rettangolo verde. La sensazione è che a Chiavari, visto il poco tempo a disposizione, cambierà poco e si vedrà in campo una Salernitana molto pratica. Dopo il mercato, invece, si inizierà a vedere la vera Salernitana di Colantuono, l'uomo dei record in B che vuole vincere una nuova sfida.
Gaetano Ferraiuolo
